I super-ricchi (e le diseguaglianze) sono il vero problema dell'inquinamento del Pianeta

Il 50% dell'umanità subisce le conseguenze dello stile di vita dell'1% più privilegiato, che produce ingenti emissioni di Co2 in atmosfera. Lo denuncia uno studio di Oxfam

Una manifestazione degli ambientalisti di Extinction Rebellion a Londra - foto Ansa EPA/ANDY RAIN

Sono solo l'1% della popolazione mondiale, quella più ricca, ma da soli hanno inquinato il doppio di quanto abbia fatto insieme il 50% della popolazione del pianeta, la parte più povera. La denuncia arriva da un report di Oxfam che mostra che in 25 anni, l'1% più ricco, pari a 63 milioni di abitanti, ha emesso in atmosfera il doppio di Co2 rispetto a 3,1 miliardi di persone, la metà più povera del pianeta.

Il rapporto Disuguaglianza da CO2, redatto in collaborazione con lo Stockholm Environment Institute, è stato presentato alla vigilia dell'Assemblea generale della Nazioni Unite che vedrà i leader mondiali impegnati a discutere di sfide globali, compresa la crisi climatica. Dalla ricerca, che ha analizzato la quantità di emissioni per fasce di reddito in un periodo tra il 1990 e il 2015, è emerso che su base pro capite, l'1% più ricco causa una media di 74 tonnellate di emissioni di CO2 all'anno, oltre 100 volte di più delle 0,69 tonnellate del 50% più povero.

Secondo lo studio il 10% più ricco ha consumato un terzo del nostro 'budget globale di carbonio' (global 1.5C carbon budget) mentre la metà più povera della popolazione solo il 4%. In altre parole, spiega il report, l'ammontare massimo di anidride carbonica che può essere rilasciata in atmosfera senza far aumentare la temperatura globale sopra 1,5 gradi centigradi è stato già consumato per più del 30% dal 10% della popolazione più ricca del pianeta. L'aumento oltre gli 1,5 gradi centigradi della temperatura globale è considerato dagli scienziati il punto limite oltre il quale si verificherebbero catastrofi climatiche.

Per lo studio le emissioni annuali sono aumentate del 60% tra il 1990 e il 2015 con il 5% della popolazione più ricca ha determinato oltre un terzo (37%) di questo aumento e l'1% più ricco ha aumentato la propria quota di emissioni 3 volte di più rispetto al 50% più povero della popolazione. "La rapida accelerazione della crescita delle emissioni totali e il conseguente aumento dei rischi e dei danni causati dalle crisi climatiche si sono verificati a svantaggio della metà più povera della popolazione mondiale", afferma il rapporto che sottolinea che "quasi la metà della crescita ha semplicemente consentito al già ricco 10 per cento di aumentare i propri consumi e aumentare la propria impronta di carbonio".

"Lo stile di vita, di produzione e di consumo di una piccola e privilegiata fascia di abitanti del pianeta sta alimentando la crisi climatica e a pagarne il prezzo sono i più poveri del mondo e saranno, oggi e in futuro, le giovani generazioni” ha denunciato Elisa Bacciotti, responsabile campagne di Oxfam Italia. Secondo Bacciotti “i dati raccolti dal 1990 alla metà degli anni Dieci, ci raccontano di un modello economico non sostenibile, né dal punto di vista ambientale, né dal punto di vista economico e sociale, che alimenta la disuguaglianza soffocando il pianeta da tutti i punti di vista".

Secondo la Ong questa disuguaglianza dovrebbe essere affrontata con tasse su frequent flyer, Suv e articoli di lusso come jet privati e super yacht. Il rapporto suggerisce anche che è sbagliato incolpare le economie in espansione, come India, Cina e Brasile, per l'aumento delle emissioni. Quello che servirebbe sarebbe una distribuzione più equa del bilancio mondiale del carbonio, il totale delle emissioni rimanenti che possono essere prodotte senza violare l'accordo sul clima di Parigi che punta a mantenere il riscaldamento globale ben al di sotto dei 2 gradi centigradi.

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