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Martedì, 28 Maggio 2024
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Così in Europa coltiveremo i "nuovi Ogm"

Piante dal Dna modificato con tecniche Ngt saranno considerate equivalenti a quelle convenzionali. Viene escluso il settore biologico, ma c'è il rischio di contaminazione

Il rumore di fondo è finito e la proposta di legge sulle Nuove tecniche genomiche è stata svelata. Se ne parlava da mesi a Bruxelles e in tutto il settore dell'agroalimentare. La Commissione europea ha presentato il documento che dovrebbe modificare la normativa su semi e piante dal Dna modificato. Nonostante lo neghi, si tratta di una vera e propria deregolamentazione che stravolge l'apparato molto prudente che l'Unione europea aveva avuto fino ad ora in materia di Organismi geneticamente modificati. Vediamo i punti salienti del testo, che nei prossimi mesi dovrà essere sottoposto al vaglio sia del Parlamento europeo che degli Stati membri.

Percorsi paralleli

Le Nuove tecniche del genoma (Ngt) descrivono una varietà di tecniche che alterano il materiale genetico di un organismo. Si tratta di una novità rispetto a quelle utilizzate per creare gli Organismi geneticamente modificati, al centro della direttiva approvata nel 2001 per regolamentare semi e piante dal Dna modificato. Attualmente, le piante ottenute da Ngt sono soggette alle stesse regole degli Ogm. La proposta di Bruxelles intende invece creare regole diverse, identificando due percorsi distinti per l'immissione sul mercato di semi e piante a seconda delle tecniche adoperate.

Nello specifico le Ngt che potrebbero essere presenti anche in natura o mediante coltivazione convenzionale saranno soggette solo a una procedura di verifica. Le piante Ngt che soddisfano questi criteri sono trattate come piante convenzionali e quindi non potrà essere applicata la legislazione sugli Ogm. In pratica, per queste piante non è necessario effettuare alcuna valutazione del rischio e possono essere etichettate allo stesso modo delle piante già esistenti in natura, magari frutto di ibridazione. Per tutte gli altri casi di Ngt si applicherebbero gli stessi requisiti dell'attuale legislazione sugli Ogm. Semi e piante sarebbero quindi soggetti a valutazioni del rischio e potrebbero essere immessi sul mercato solo a seguito di una procedura di autorizzazione.

Tecniche differenti

L'esecutivo europeo chiarisce che le Ngt coperte da questo regolamento comprendono solo le tecniche di mutagenesi e cisgenesi mirate (inclusi i prodotti alimentari e mangimi). La mutagenesi mirata "induce mutazioni nel genoma senza l'inserimento di materiale genetico estraneo". Questo significa che le modifiche vengono apportate all'interno della stessa specie vegetale. La cisgenesi invece consiste in un "inserimento di materiale genetico in un organismo ricevente da un donatore che è sessualmente compatibile con l'organismo ricevente". In questo caso ricadono le modifiche di Dna tra piante "naturalmente compatibili", immaginiamo ad esempio un mix di Dna tra due tipi di agrumi. La proposta non include la transgenesi, cioè le tecniche che introducono in una pianta materiale genetico da una specie considerata non incrociabile, pensiamo ad un incrocio tra una banana e un pomodoro. Per queste ultime restano valide le regole esistenti per gli Ogm.

Biologico escluso

Le piante Ngt saranno invece vietate nella produzione biologica. In questo settore la proposta rende obbligatoria l'adozione di "misure di coesistenza" a livello nazionale. Questo significa che gli Stati membri saranno obbligati ad adottare misure specifiche affinché diversi tipi di coltivazione (es. biologico e Ngt equivalente) possano coesistere, ad esempio stabilendo una determinata distanza tra i campi. Affinché gli agricoltori bio possano escludere dalla loro produzione semi Ngt, avranno accesso ad un apposito registro pubblico di tutti i prodotti Ngt e potranno verificare l'etichettatura dei semi nei cataloghi comuni delle varietà.

Cavallo di Troia

La proposta è stata presentata dal vice-commissario europeo Frans Timmermans nell'ambito di un più ampio pacchetto sull'uso sostenibile delle piante e dei suoli: "Molti agricoltori aspettano questa norma per poter usare meno pesticidi e ottenere risultati positivi per i loro terreni rapidamente", ha commentato Timmermans, che ricopre anche il ruolo di responsabile del Green Deal. Il politico olandese, del gruppo dei Socialisti & Democratici, spinge da mesi sulla normativa Ngt per convincere gli eurodeputati a sostenere anche altre due norme del Patto europeo per l'ambiente: la legge sul ripristino della natura e il regolamento che punta a ridurre drasticamente l'uso di pesticidi entro il 2030.

Le Ngt sono il cavallo di Troia che Bruxelles sta inserendo per espugnare le resistenze del Partito popolare europeo (Ppe), che in questi mesi ha voltato le spalle alla presidente Ursula von der Leyen, sotto la pressione del suo collega di partito Manfred Weber. Nelle varie Commissioni responsabili, il Ppe ha votato contro la legge sul ripristino della natura e si appresta a fare lo stesso in tema di pesticidi. Timmermans su questo punto si è esposto apertamente: "Alcuni deputati sono riluttanti (riguardo la riduzione dei pesticidi, ndr) e vogliono al tempo stesso le Ngt. Io chiedo un compromesso, è il momenti di convergere e costruire dei ponti. Magari questa proposta può essere d'aiuto". Non è detto però che questa strategia funzioni.

Cassetta degli attrezzi

La legislazione più morbida sulle Ngt è sospinta da una parte della ricerca, dalle grandi organizzazioni agricole e dai colossi dell'agrochimica, che producono al contempo semi Ogm-Ngt, pesticidi e mangimi. Tra i principali sostenitori c'è anche il governo italiano e le confederazioni agricole dello Stivale. "L’applicazione di queste tecniche permetterà di fronteggiare molte delle attuali minacce alla capacità produttiva nazionale: dalle malattie fungine derivanti da eccessive precipitazioni e alluvioni, alla siccità e alla salinità del suolo e delle acque fluviali”, ha dichiarato Deborah Piovan, presidente della FNP Proteoleaginose di Confagricoltura. Commenti positivi sono arrivati anche da parte della Copa-Cogeca, che riunisce aziende e cooperative agricole europee. "Le Ngt fanno parte della cassetta degli attrezzi che consente ai selezionatori di accelerare i loro programmi di selezione e di portare sul mercato varietà vegetali migliori e più rapide", si legge nella nota diffusa dall'organizzazione. L'ombrello agricolo europeo chiarisce però anche la sua ferma opposizione all'uso dei brevetti sulle varietà vegetali, provando a mettersi di traverso rispetto agli interessi delle multinazionali dell'agrochimica come Bayer, Basf e Syngenta.

Rischi sottovalutati

Nonostante Bruxelles presenti le Ngt come una soluzione plausibile che potrebbe aiutare gli agricoltori a ridurre l'uso dei pesticidi, le associazioni specializzate in agroecologia e tutela della biodiversità muovono critiche durissime alla proposta. Il network di associazioni contro l'uso di pesticidi (Pan) sottolinea come la più grande categoria di nuovi Ogm in cantiere per l'industria delle sementi sono le colture tolleranti agli erbicidi, che potrebbero determinare un uso ancora più massiccio di questi pesticidi. "Abbiamo assistito ai disastri umanitari e ambientali che le colture Ogm hanno generato in America Latina. La Commissione pensa ingenuamente che le Ngt risolveranno i problemi di siccità, ma la siccità è la conseguenza dell'agricoltura industriale: emissioni di gas serra, degrado del suolo e uso massiccio di fertilizzanti chimici e pesticidi", ha evidenziato Martin Dermine, direttore di Pan ed esperto scientifico in una nota.

Su posizioni analoghe anche l'Osservatorio Corporate Europe. "Poiché le nuove sementi geneticamente modificate saranno brevettate, ciò eroderà i diritti degli agricoltori e porterà a un'ulteriore monopolizzazione del mercato delle sementi, già altamente concentrato", ha sottolineato Nina Holland, ricercatrice nel settore dell'agrochimica per l'Osservatorio in un comunicato. Sul tema è intervenuto anche il ramo europeo di Slow Food. In base a numerosi studi scientifici, scrive in una nota l'organizzazione, "i nuovi Ogm sono molto meno precisi di quanto si sostiene e danno luogo a numerosi errori genetici". I ricercatori sottolineano la necessità di testare queste mutazioni involontarie (che potrebbero provocare dei "danni" al Dna), perché una volta rilasciati in natura è impossibile prevenire la contaminazione tra semi Ngt e le colture vicine. "La proposta di deregolamentare i nuovi Ogm sacrifica i diritti degli agricoltori, dei consumatori e dell'ambiente per compiacere il settore agroalimentare. Rappresenta una vera e propria battuta d'arresto nella transizione verso l'agroecologia di cui abbiamo urgentemente bisogno", ha commentato in una nota Madeleine Coste, direttrice di Slow Food Europe.

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