Cosa significa 'usa e getta'? L'Ue non lo ha ancora deciso. E l'addio alla plastica rischia il flop

Ambientalisti in allarme per il tentativo dell’industria di svuotare il divieto. Dal cellophane alle buste di patatine, ecco quali confezioni rischiano di salvarsi alla scure di Bruxelles

Dovrebbe entrare in vigore dal prossimo anno la direttiva europea nata con l’obiettivo di vietare i prodotti usa e getta in plastica, dalle posate ai palloncini, passando per cannucce e bicchieri. Eppure non è ancora chiaro a quali prodotti dovremo rinunciare e su quali alternative sostenibili dovranno concentrarsi le imprese del settore. Il ‘no’ alle plastiche monouso arrivato forte e chiaro dalle istituzioni europee nel 2018 si è trasformato in un’opposizione timida e insicura ai prodotti che inquinano gli oceani ma che sostengono anche un’importante filiera industriale. Che aspetta indicazioni da Bruxelles su come regolarsi. 

La scelta di dire “stop all’usa e getta” non ha infatti alcun valore finché i funzionari europei non avranno chiarito cosa si intende per ‘plastica monouso’. Una definizione sulla quale sono in gioco non solo tanti posti di lavoro, ma anche i profitti che le imprese stanno cercando di assicurarsi per gli anni a venire con una intensa attività di lobby nei confronti delle istituzioni Ue. Da qui la paura condivisa da tanti attivisti per l’ambiente che il regolamento attuativo lasci aree grigie e ampi spazi interpretativi, che permetteranno ai singoli Paesi di applicare la direttiva a seconda delle proprie convenienze in termini di posti di lavoro a rischio.

Le incertezze sono dovute ai vari tipi di plastica presenti sul mercato, derivati da diverse materie prime. La maggior parte delle materie plastiche è prodotta da sostanze chimiche derivate dal petrolio, ma i polimeri possono essere ottenuti anche dal gas naturale, dalla cellulosa e da amidi vegetali. Secondo quanto si apprende a livello Ue, i polimeri naturali verranno esclusi dalla direttiva, a condizione che non siano stati modificati con altre sostanze chimiche considerate ‘nemiche’ dell’ambiente. Ciò però vorrebbe dire che il cellophane non rientrerebbe nel campo di applicazione della direttiva. Una prospettiva che terrorizza gli ambientalisti.

Il materiale è stato usato per produrre cannucce e potrebbe facilmente essere riconvertito per la fabbricazione di posate, fanno notare gli attivisti, rendendo vano l’obiettivo della legge Ue: diminuire il volume di plastica in circolazione, non sostituirlo con un’alternativa meno inquinante. Secondo le attuali linee guida, anche i sacchetti delle patatine fritte sarebbero esentati sulla base del fatto che si tratta di plastica ‘riutilizzabile’ dal momento che i consumatori aprono e chiudono la confezione più volte prima di gettarla. L’argomento potrebbe sembrare surreale, ma non lo è. Se per ‘monouso’ si intende la confezione di un prodotto ‘mono-porzione’ certamente verranno esclusi dal campo di applicazione della norma i sacchetti di patatine più grandi e lo stesso varrà per le bottiglie di plastica.

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Una bozza in circolazione del regolamento vieterebbe inoltre gli articoli a base di carta rivestiti polimeri, come bicchieri di carta con un sottile rivestimento di plastica usati, ad esempio, per trasportare un caffè che non si ha il tempo di bere al bar. Il che danneggerebbe anche settori industriali associati, come quello dei bicchieri di carta o degli imballaggi. Insomma, a pochi mesi dall’entrata in vigore del divieto risulta ancora difficile capire cosa sarà consentito produrre e consumare e i prodotti che dovranno lasciare spazio alle alternative più sostenibili. E non è detto che la ‘quadra’ raggiunta a livello Ue vada a soddisfare i Paesi che, come l’Italia, contano su un importante settore industriale che vive e crea ricchezza grazie alla plastica. 

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