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Giovedì, 30 Maggio 2024
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Le sostanze tossiche "eterne" in medicinali e pesticidi (e che finiscono nel nostro cibo)

L'Ue valuta un bando dei "chimici per sempre", reputati potenzialmente cancerogeni. Ma per le lobby farmaceutiche sostengono non ci siano sostituti

Diecimila sostanze chimiche tossiche circolano in Europa, ma liberarsene totalmente è più arduo del previsto. Stiamo parlando delle sostanze per- e polifluoroalchiliche (Pfas) note anche come "sostanze chimiche per sempre", data la difficoltà a degradarsi una volta immesse nell'ambiente. A seguito di numerosi studi e scandali, anche in Italia, alcuni Paesi dell'Unione europea hanno richiesto la loro messa la bando ma permane l'idea che siano necessarie apposite eccezioni per due tipologie di aziende: le farmaceutiche e quelle agrochimiche. Il divieto proposto quest'anno da Germania, Danimarca, Paesi Bassi, Svezia e Norvegia, prevede delle esenzioni per le sostanze chimiche utilizzate nei prodotti fitosanitari, nei biocidi e nei medicinali. A supporto di questa posizione viene citata la necessità di un'ulteriore valutazione per "determinare la misura in cui i Pfas possono essere vietati per quelle applicazioni specifiche". La proposta è al vaglio dell'Agenzia europea per le sostanze chimiche (Echa), ma è trapelata una bozza di parere che sembra mettere in dubbio la necessità di queste eccezioni.

La pressione delle lobby

Le esenzioni riguardano due dei settori più potenti in Europa e nel mondo, che sfruttano queste sostanze sia nei prodotti finiti che nei loro imballaggi e faticano, a loro dire, a trovare delle valide alternative. Secondo quanto rivelato dal giornale Politico, una bozza di parere del Comitato per l’analisi socioeconomica dell’Echa, datata 5 luglio, afferma che gli argomenti a favore dell'esclusione di queste industrie sono "al momento non del tutto giustificati e incoerenti per diverse ragioni". Le lobby presenti a Bruxelles premono affinché le esenzioni permangano e il documento le avrebbe spaventate perché in gioco ci sono miliardi di euro.

Presenti anche in oggetti "eco"

In questi anni la ricerca ha individuato una relazione tra le "sostanze chimiche per sempre" e la salute, in particolare nei casi di cancro, danni al fegato e diminuzione della fertilità. La loro presenza viene rilevata in modo particolare negli oggetti in plastica, ma in un recente studio condotto in Belgio sarebbero state rilevate anche in oggetti reputati "ecologici" come le cannucce di carta e di bambù. Ad ulteriore conferma del fatto che gli scienziati le hanno riscontrate in qualsiasi elemento del quotidiano, dal latte materno all'acqua piovana, incluso il suolo anche se non trattato in quel periodo con pesticidi. È dunque accertata la capacità dei Pfas di permanere sia negli esseri umani che nei territori anche a distanza di anni dal loro utilizzo.

Diffusi nei farmaci

Ciò nonostante sia le lobby farmaceutiche che veterinarie fanno pressione per ottenere un'esenzione da qualsiasi divieto. I farmaci utilizzati in tanti campi, dalle malattie cardiache alla depressione, sono pieni di queste sostanze. I gruppi industriali sostengono che tra i 200 farmaci più venduti, ben 25 contengono una delle sostanze chimiche nel mirino dell'Echa. L’elemento chiave dei prodotti chimici di tipo Pfas sono gli atomi di fluoro, che conterrebbero proprietà chimiche non sostituibili all'interno dei medicinali. Il rischio nell'abbandonarli, lamentano i gruppi industriali, è di provocare "gravi problemi di tossicità" nei medicinali interessati. Nel campo della salute, oltre che nei prodotti farmaceutici i Pfas sono ampiamente utilizzati anche negli imballaggi, come reagenti nonché nelle apparecchiature necessarie per la produzione dei medicinali. Con un divieto assoluto verrebbe meno uno dei pilastri del settore.

Scappatoia normativa

Situazione simile si riscontra nel campo dell'agrochimica, con il fluoro che funge da base per numerosi pesticidi, come ammesso anche dalla lobby danese dei pesticidi Dansk Planteværn. Le aziende assicurano che le normative esistenti garantiscono già una "protezione sufficiente per l’ambiente e la salute", ma le rassicurazioni lasciano parecchie perplessità. L'eccezione concessa rappresenterebbe una "enorme scappatoia normativa", secondo le Ong che lottano per il bando totale. Il rischio è quello di continuare ad esporre gli esseri umani a queste sostanze grazie al contatto fornito in due elementi cruciali del quotidiano: i medicinali e il cibo.

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