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Mercoledì, 29 Giugno 2022
Ambiente

“Stop ad aree verdi e più pesticidi per far fronte alla guerra in Ucraina”

La commissione Agricoltura del Parlamento Ue chiede a Bruxelles un passo indietro su alcune misure ambientali della Pac nel nome della sovranità alimentare

La commissione Agricoltura del Parlamento europeo chiede di sospendere alcuni degli obiettivi ambientali dell'Unione europea per far fronte alle conseguenze per il settore primario della guerra in Ucraina. È quanto si legge in una lettera inviata all'esecutivo comunitario, in cui trovano spazio alcune delle richieste avanzate in questi giorni dai principali big dell'agrifood europeo, preoccupati dall'effetto domino scatenato dal conflitto tra Mosca e Kiev.

Effetto domino

Russia e Ucraina sono due potenze agricole, che forniscono il mondo di prodotti chiave quali cereali, in particolare grano e orzo (oltre il 30%), mais (17%) e oltre il 50% di oli vegetali, quali colza e semi di girasole. Il conflitto ha innescato un effetto domino su tutto il settore alimentare: il blocco dell'export di fertilizzanti da parte della Russia, Ungheria e Bulgaria che a loro volta stoppano le esportazioni di cereali, i mancati raccolti in Ucraina, l'assenza di mangimi, il rischio di una crisi alimentari nei Paesi del Mediterraneo, che dipendono in modo netto dal grano ucraino. Da questo scenario è derivato un dibattito su come spezzare la dipendenza e proteggere la sicurezza alimentare europea, che rischia però di minare le basi per un futuro agricolo sostenibile.

Le multinazionali dell'agroalimentare sono già i principali beneficiari dei fondi Ue, ma le istituzioni di Bruxelles in questi mesi avevano indicato una direzione precisa. Intrecciando diverse misure, quali la Politica agricola comune (Pac), il Green Deal (l'accordo per l'ambiente orientato alla neutralità carbone) e la strategia Farm to fork, l'Ue intende premiare i progetti agricoli più attenti alla tutela dell'ambiente, ad una produzione meno intensiva ma di qualità, ad una riduzione dell'uso di pesticidi e orientati a produzioni biologiche. La struttura immaginata dai funzionari europei rischia, però, di non vedere mai la luce.

La lettera della Commissione agricoltura

In una lettera ottenuta da AgriFood Today, inviata al commissario Ue per l'Agricoltura Janusz Wojciechowski, il presidente della commissione parlamentare Agri Norbert Lins scrive che "per prevenire il rischio di carenza di proteine, la Commissione dovrebbe prontamente assumere tutte le misure necessarie per consentire temporaneamente l'uso di prodotti fitosanitari, se efficaci, su quelle aree di interesse ecologico che sono adatte alla coltivazione di colture proteiche". I firmatari chiedono anche misure per "ridurre la nostra dipendenza dalle importazioni e aumentare la produzione interna". Si legge inoltre: "Mentre l'aumento della produzione è diventato la nostra priorità più importante, i piani strategici nazionali dovrebbero essere valutati per fare i necessari adattamenti alle nuove circostanze, compreso l'uso di flessibilità pertinenti per aumentare la superficie dei terreni in produzione".

Come spiega l'eurodeputato del Pd, Paolo De Castro, la commissione Agri propone "una sospensione temporanea di un anno dell'obbligo previsto dall'attuale Pac di non coltivare almeno il 5% delle superfici arabili delle nostre aziende, destinandole ad aree ad alto valore ambientale. Mettere a coltura tali superfici, significherebbe sfruttare oltre 8 milioni di ettari a livello europeo, di cui circa 200mila solo in Italia", dice l'ex ministro.

Le lobby agricole avrebbero ottenuto anche il sostegno della presidenza francese del semestre europeo, in particolare riguardo la proposta di convertire le aree da dedicare alla biodiversità in coltivazioni per l'alimentazione animale. A giustificare la scelta, ci sarebbe la scarsità di mangimi, realizzati in primis col mais ucraino, che rischia di mettere in crisi gli allevamenti nostrani. Proprio la Francia è la capofila di questa idea di “sovranità alimentare europea”, in cui l'autonomia produttiva, con una minor dipendenza dai prodotti e dagli input agricoli importati, è prioritaria anche a discapito della tutela ambientale. I nuovi orizzonti profilatisi con la guerra rischiano in definitiva di peggiorare ulteriormente la crisi climatica.

Sussidi concentrati nelle mani di pochi

Altro nodo cruciale è quello della concentrazione dei finanziamenti nelle mani di pochi. Nell'Ue l'85% dei sussidi finiscono nelle mani di appena il 25% delle aziende agricole. Parliamo di oltre 40 miliardi di euro all'anno. Le misure delineate da Bruxelles, pur piene di criticità, avevano il potenziale per offrire maggior sostegno a piccoli imprenditori, coltivatori in aree difficili e aziende che sfruttano le innovazioni tecnologiche per ridurre, ad esempio, l'uso di fertilizzanti chimici o di antibiotici negli allevamenti.

Di fronte alla minaccia di veder dissolvere il piano di tutela ambientale, il vicepresidente della Commissione Frans Timmermans ha difeso gli obiettivi del Green Deal nella politica agricola dell'Ue, nonostante le richieste di dare priorità agli aspetti della sicurezza alimentare sulla scia delle interruzioni di fornitura causate dalla guerra in Ucraina. "Per favore, non credete nell'illusione che [...] aiutereste la produzione alimentare rendendola meno sostenibile, non optando per la strategia Farm to Fork, non rendendola più resiliente in termini di ambiente naturale e produzione alimentare", ha avvertito Timmermans. Il commissario ha evidenziato l'esempio dei problemi innescati dall'assenza di un fertilizzante prodotto in Bielorussia, alleata di Putin. Secondo Timmermans, la strategia Farm to fork, spingendo a ridurre l'uso di fertilizzanti e finanziando prodotti alternativi sostenibili, contiene già le risposte adatte a risolvere la crisi alimentare, senza rinunciare alla tutela ambientale.

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