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Mercoledì, 25 Maggio 2022
Fronda verde

L'Ue punti sulle rinnovabili per superare la dipendenza da Mosca, l'appello di 11 Stati membri

Secondo diversi governi, tra cui non figura quello italiano, bisognerebbe accelerare sulla transizione energetica invece di continuare a puntare sul gas

Undici Stati membri, tra cui non c'è l'Italia, hanno chiesto all’Ue più ambizione per raggiungere gli obiettivi climatici e per rendersi finalmente indipendenti dalla Russia. Il livello di unità e la rapidità con cui sono state prese decisioni storiche impensabili fino a qualche mese fa, come risposta alla guerra in Ucraina, a loro avviso mostrano che si può fare di più anche sul tema delle rinnovabili. E il momento è ora, o sarà troppo tardi.

L’invasione ordinata da Vladimir Putin ha posto il mondo di fronte ad “una nuova realtà geopolitica”, si legge in un comunicato congiunto siglato dai ministri del Clima e dell’Ambiente di Austria, Danimarca, Estonia, Finlandia, Germania, Irlanda, Lettonia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Slovenia, Spagna e Svezia. Ora, continua il documento, “dobbiamo mantenere la stessa unità e determinazione per diventare indipendenti dai combustibili fossili russi il più presto possibile, accelerando la transizione verde verso la neutralità climatica dell’Ue entro il 2050 al più tardi”.

Base legale

Nella nota, il gruppo di Paesi indica due strumenti normativi attraverso cui portare avanti questa strategia: il piano RepowerEu, che traccia un percorso verso l’indipendenza dalle importazioni dei prodotti energetici russi, e il pacchetto Fit for 55, che punta alla riduzione del consumo di gas naturale del 30% entro la fine del decennio e alla neutralità carbonica entro il 2050. “I negoziati sul pacchetto dovrebbero essere accelerati e le ambizioni aumentate”, hanno ribadito i ministri, che temono che l’emergenza della guerra faccia passare in secondo piano l’importanza della transizione verde. L’Ue ha bisogno “di una rapida transizione all’energia rinnovabile, come fonte di energia accessibile e sicura che contribuirà a proteggere i consumatori dagli aumenti dei prezzi”, continua il comunicato, dove si chiarisce che “un ambizioso pacchetto Fit for 55 non è solo necessario per il clima, è anche una risposta efficace all’aggressione russa e la via d’uscita dalla crisi (energetica) che crea posti di lavoro”.

Impegni climatici

Gli ambiziosi obiettivi climatici dei Ventisette devono inoltre essere la bussola che guida la diversificazione dell’approvvigionamento energetico europeo. In altri termini, l’Europa deve evitare di ritrovarsi “bloccata” ancora nei prossimi anni con i combustibili fossili, firmando ora contratti decennali per la fornitura di gas naturale se non addirittura di petrolio e carbone. L’appello arriva subito dopo la pubblicazione dell’ultimo report dell’Ipcc, l’organo delle Nazioni unite che monitora il cambiamento climatico. Gli scienziati dell’Onu hanno suonato il campanello d’allarme per l’ennesima volta, avvertendo che se si vuole mantenere il riscaldamento globale entro gli 1,5ºC per la fine del secolo occorre raggiungere il picco delle emissioni di carbonio entro il 2025 e iniziare la discesa entro la fine del decennio. Un’impresa che, visti gli impegni climatici dei governi mondiali, appare disperata: ai ritmi attuali, il riscaldamento del pianeta va verso il +2,8ºC.

Mercato comune dell’energia

Ma per uno sforzo come quello richiesto dagli 11 ministri firmatari è fondamentale creare un “mercato interno dell’energia dell’Ue aperto e interconnesso”, che rispetti le regole del mercato e della libera concorrenza. Quello, cioè, che i governi nazionali hanno già concordato con l’Eurocamera, e che ha ricevuto in questi giorni il via libera dai deputati di Strasburgo: infrastrutture energetiche transeuropee, interconnessioni transfrontaliere e progetti comuni per collegare tutti i Paesi alla griglia energetica continentale. E un’altra pietra miliare del pacchetto Fit for 55 è il sistema di scambio delle emissioni, l’Ets, anch’esso recentemente rinnovato dall’Europarlamento.

Berlin calling

Tuttavia, nota Politico, i “magnifici undici” annoverano la prima economia europea, la Germania, ma non la seconda, la Francia, che detiene peraltro il semestre di presidenza del Consiglio Ue. Tra gli assenti, oltre al nostro Paese, ci sono anche i membri centro-orientali come Polonia e Ungheria, le cui economie dipendono largamente dagli idrocarburi. Il cancelliere tedesco Olaf Scholz ha detto di fronte al Bundestag che la priorità dell’Ue è ora accelerare con il Green deal per rendere sostenibile la produzione di energia, riducendo la sua vulnerabilità data dalla dipendenza da fornitori esterni. Un cambio di passo per Berlino, che è il Paese europeo più dipendente dal gas russo e che ha ignorato per anni le preoccupazioni dei partner occidentali circa i gasdotti gemelli Nord Stream 1 e 2, visti dagli oppositori come un’arma di ricatto nelle mani di Mosca.

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