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Venerdì, 1 Dicembre 2023
Energia

Un edificio su due alimentato con rinnovabili entro il 2030: al via la direttiva Ue

Accordo a Bruxelles: in meno di sette anni, il 42,5% dell'energia consumata dovrà provenire da fonti non inquinanti

Entro il 2030, l'Europa dovrà raddoppiare la quota di rinnovabili nei suoi consumi energetici. Un obiettivo che coinvolgerà tutti i settori, dall'industria ai trasporti, passando per gli edifici. Ciascun settore avrà il suo target: per l'edilizia, per esempio, un edificio su due dovrà essere alimentato con energie rinnovabili da qui al 2030. È quanto prevede la direttiva Ue sulle energie rinnovabili che ha ricevuto il via libera da Parlamento e Stati membri. 

Il testo, approvato all'alba dopo quindici ore di colloqui finali, fissa un obiettivo vincolante del 42,5% di rinnovabili nei consumi europei entro la fine del decennio (il precedente era del 32%), ossia il doppio rispetto al livello attuale dei 27 Stati membri, che è intorno al 22%. In Italia, nel 2021, questa quota era del 19%. L'impegno è altissimo, e per raggiungere i target la direttiva prevede innanzitutto di abbattere la burocrazia per avviare i progetti: "Le procedure di autorizzazione saranno più facili e veloci con la nuova legge - scrive la Commissione -. L'energia rinnovabile sarà riconosciuta come un interesse pubblico preminente, pur mantenendo un elevato livello di protezione dell'ambiente. Nelle aree ad alto potenziale di rinnovabili e a basso rischio ambientale, gli Stati membri istituiranno aree di accelerazione dedicate per le rinnovabili, con processi di autorizzazione particolarmente brevi e semplici".

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Nel mix di rinnovabili non ci sono solo fotovoltaico e eolico: la biomassa, per esempio, viene considerata dalla direttiva una fonte 100% verde, così come richiesto dai Paesi scandinavi, nonostante le perplessità delle ong ambientaliste. Un ruolo chiave lo svolgerà l'idrogeno verde, e in questo l'Ue ha accontentato le richieste della Francia, che ha spinto perché il nucleare fosse inserito tra le fonti per la sua produzione. Il testo assicura "il riconoscimento del ruolo specifico dell'energia nucleare che non è né verde né fossile", spiega Pascal Canfin, l'eurodeputato francese che ha condotto i negoziati per conto del Parlamento.

Come dicevamo, posto l'obiettivo generale del 42,5%, la direttiva fissa dei target specifici a seconda del settore, lasciando una certa flessibilità agli Stati membri nel raggiungerli. Per quanto riguarda gli edifici, per esempio, si prevede un target del 49% per il consumo di energia, con obiettivi annuali per i sistemi di riscaldamento, raffreddamento e teleriscaldamento.

L'industria è inclusa per la prima volta nella direttiva sulle energie rinnovabili. La direttiva stabilisce obiettivi indicativi (1,6% di aumento annuo dell'uso di energia rinnovabile) e un obiettivo vincolante per raggiungere il 42% di idrogeno rinnovabile nel consumo totale di idrogeno nell'industria entro il 2030. Per quanto riguarda i trasporti, gli Stati potranno optare tra due target: o una riduzione dell'intensità dei gas a effetto serra del 14,5% entro il 2030, o una quota del 29% di energia rinnovabile nel consumo finale di energia. Qui è previsto anche un sotto-obiettivo combinato del 5,5% per i biocarburanti avanzati e i combustibili rinnovabili di origine non biologica, come i carburanti sintetici (eFuel).

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