Sabato, 16 Ottobre 2021
Ambiente

L'Italia dovrà fare di più sul clima: Bruxelles chiede tagli alle emissioni del 43% entro il 2030

L'Ue aumenta la pressione sulla transizione ecologica nel Belpaese: maggiori sforzi su trasporti, agricoltura ed edilizia. Il target fissato finora da Roma era del 33%

Quanto deve impegnarsi ciascuno Stato Ue per raggiungere gli obiettivi climatici fissati da Bruxelles? Per rispondere a questa semplice domanda ci vuole un intero regolamento europeo, che oggi è stato aggiornato dalla Commissione alla luce del nuovo traguardo di riduzione della CO2 di almeno il 55% entro il 2030. Il documento assegna a ciascun Paese “obiettivi rafforzati” per abbattere l’inquinamento prodotto da edifici, trasporto stradale e marittimo interno, agricoltura, rifiuti e piccole industrie. All’Italia, che in questi settori avrebbe dovuto tagliare il 33% della CO2 entro il 2030, verrà chiesto di incrementare tale sforzo di dieci punti percentuali, portandolo al 43%. 

In generale tutta l’Ue dovrà ridurre del 40% l’inquinamento nei settori che messi assieme sono responsabili della gran parte delle emissioni del Vecchio continente. Questi obiettivi tengono conto “delle diverse situazioni di partenza e delle diverse capacità di ciascuno Stato membro” e “si basano sul loro Pil pro capite, con adeguamenti che prendono in considerazione l'efficienza in termini di costi”, si legge nel documento Ue. Anche se all’Italia viene richiesto di tagliare un 3% in più rispetto alla media Ue, bisogna ricordare che l’aumento previsto oggi alza di 11 punti percentuali l’asticella dell’ambizione climatica europea. La Bulgaria, che fino a ieri non aveva alcun obiettivo di riduzione obbligatoria, dovrà tagliare il 10% delle emissioni. Aumenti significativi riguardano anche la Croazia (dal 7 al 16%), l’Ungheria (dal 7 al 18%) e la Romania (dal 2 al 12%). 

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Il regolamento sulla condivisione degli sforzi, questo il nome ufficiale della legislazione modificata, “prevede diversi meccanismi che aiutano gli Stati membri a rispettare i propri obiettivi in ??modo efficiente in termini di costi”, rassicurano i funzionari europeo. Gli Stati, ad esempio, possono ‘depositare’ e ‘prendere in prestito’ le assegnazioni delle emissioni”. Ciò significa che “negli anni in cui le emissioni sono inferiori alle loro assegnazioni annuali, gli Stati membri possono accumulare eccedenze e utilizzarle negli anni successivi”. Un sistema che permetterà di far uso dell’inquinamento ‘risparmiato’ durante la pandemia per usarlo nei primi anni della ripresa economica, dopo i quali sarà comunque necessario adeguarsi ai nuovi standard.

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