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Sabato, 13 Aprile 2024
Ambiente Norvegia

La miniera marina grande come l'Italia: "Alimenterà le auto elettriche". Ma gli ecologisti dicono no

La Norvegia vara un piano di estrazione in acque profonde che preoccupa Ue ed esperti: "A rischio la biodiversità, va sospeso"

È il Paese con il più alto tasso di auto elettriche sulle strade, una ogni quattro in circolazione. E il prossimo anno i veicoli a benzina e diesel potrebbero scomparire dai concessionari. Eppure, proprio allo scopo di sostenere questa rincorsa alla mobilità sostenibile, la Norvegia si sta attirando le proteste degli ambientalisti di tutto il mondo. Oslo ha infatti annunciato un mega piano di estrazione mineraria in acque profonde su scala commerciale. Una pratica controversa, che rischia di compromettere fondali e biodiversità, ma che il governo norvegese ritiene necessaria per assicurarsi metalli fondamentali per alimentare le batterie delle auto elettriche.

Il piano

Il disegno di legge, approvato martedì, prevede la possibilità per lo Stato di concedere licenze di estrazione nei fondali marini nelle proprie acque nazionali. Ma non è escluso che il piano possa estendersi anche alle acque internazionali. Per il momento, le trivelle potrebbero scattare in un'area di 280mila chilometri quadrati, grande quasi quanto l'Italia. L'obiettivo è scovare giacimenti di litio, scandio e cobalto, tra i più richiesti per la transizione ecologica, non solo per il settore dei trasporti.

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Il piano, il primo al mondo di questo tipo, è stato duramente criticato non solo dagli scienziati e dagli ambientalisti, ma anche dall'Unione europea. Nel 2021, l'Unione internazionale per la conservazione della natura (Iucn) aveva chiesto una moratoria globale sull'estrazione mineraria in acque profonde. Secondo i suoi esperti, tali tecniche potrebbero generare un significativo inquinamento acustico e luminoso, nonché danni all'habitat degli organismi che dipendono dalle rocce dei fondali. Preoccupa anche l'impatto dell’inquinamento e della perdita di biodiversità sulla pesca e sull’approvvigionamento di prodotti ittici.

Le controversie

A novembre, circa 120 deputati del Parlamento europeo hanno scritto una lettera aperta chiedendo alla Norvegia di respingere il progetto. Nella lettera si afferma inoltre che la valutazione d'impatto condotta da Oslo presenta numerose lacune. In effetti, anche gli esperti norvegesi hanno sollevato più di un dubbio: l'Imr, istituto di ricerca marina con sede a Bergen, ha fatto notare che la valutazione del governo si è basata su una piccola area di ricerca, e che i risultati sono stati poi automaticamente allargati all'intera area pianificata per la trivellazione. Per diversi scienziati, servirebbero tra i 5 e i 10 anni di ricerca per stabilire realmente gli impatti sulle specie.

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 Anche l'Unione europea, che ha investito finora più di 80 milioni di euro in studi sull'estrazione mineraria in acque profonde, ritiene che servono ulteriori ricerche "a lungo termine per valutare l'intera gamma degli impatti dell'attività mineraria sulla biodiversità degli oceani bentonici e profondi (ossia dei fondali, ndr) e sui servizi ecosistemici e il loro potenziale di recupero", ha detto un portavoce della Commissione Ue all'emittente Euronews.

L'Ue, in realtà, è divisa al suo interno su questa pratica: se Paesi come la Germania e la Svezia hanno espresso la loro contrarietà, altri come il Belgio stanno valutando le condizioni per sfruttare i loro fondali. Un punto controverso, che potrebbe aprire a battaglie legali internazionali, riguarda l'arcipelago delle Svalbard nell'Artico: l'area è sotto la sovranità norvegese, ma altre nazioni, come i Paesi Ue e il Regno Unito, hanno storicamente goduto di pari diritti per l'attività commerciale in queste acque. 

Le miniere come il petrolio

Oslo, per il momento, tira dritto e risponde alle critiche spiegando che la legge non prevede un automatico via libera alle estrazioni. Ma l'obiettivo della Norvegia sembra chiaro: fare dell'estrazione dei minerali dai fondali marini una fonte di entrate pari a quelle garantite oggi dal petrolio e dal gas. Il Paese è infatti uno dei principali esportatori di fossili al mondo, e con la guerra in Ucraina ha preso il posto della Russia tra i principali fornitori di idrocarburi dell'Ue. 

I soldi incassati con l'estrazione di gas e petrolio vanno ad alimentare il fondo sovrano di Oslo, che a sua volta consente investimenti nella promozione della transizione ecologica nel Paese e nell'acquisizione di quote societarie nel mondo (anche di titoli di Stato come quelli italiani). Gli incassi che potrebbero generare i metalli estratti nei fondali sarebbero pari a quelli del fondo petrolifero, sostiene Egil Tjaland, segretario generale del Forum norvegese per i minerali marini. Altri esperti sottolineano che sfruttare le riserve di litio e simili consentirà di ridurre la dipendenza dalla Cina non solo della Norvegia, ma anche dell'intera Ue. 

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