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Rischio cancro per chi vive vicino a un porto: "Colpa dei fumi delle navi"

Secondo una ricerca condotta a Civitavecchia. Dopo il caso della macchia di carburante vicino alla Corsica, Cittadini per l’aria chiedono l'istituzione di una Emission Control Area per tutelare il Mediterraneo

Lo sversamento di circa 600 metri cubi di carburante avvenuto nel mar Ligure a causa di una collisione tra la motonave Ulisse e un portacontainer hanno scatenato le critiche delle associazioni che da anni si battono per un mare più pulito e per la riduzione dell’inquinamento dovuto al trasporto marittimo. Con un comunicato stampa, l’Onlus ambientalista Cittadini per l’aria ha rivolto un appello al ministro dell’Ambiente Sergio Costa per l’istituzione di una zona a basse emissioni che possa tutelare l’intero Mediterraneo dalla Co2 e altre sostanze inquinanti.

Anna Gerometta, presidente dei Cittadini per l’aria, ha ricordato che una ricerca condotta a Civitavecchia dal Dipartimento di Epidemiologia del Lazio ha evidenziato che chi vive entro 500 metri dal porto cittadino è soggetto, a causa dell’esposizione ai fumi provenienti delle navi, a un incremento della mortalità del 51% per malattie neurologiche e del 31% per tumori ai polmoni. 

“Il carburante sporco che sta inquinando il mare al largo della Corsica - denuncia la presidente - è lo stesso che le navi bruciano per navigare nei pressi delle nostre coste e nei nostri porti, danneggiando la salute dei cittadini”. La Gerometta precisa che “l’HFO (Heavy Fuel Oil, c.d. olio pesante) è un carburante altamente inquinante e viscoso, costituito dai residui della raffinazione, che può avere un tenore di zolfo fino a 3500 volte superiore a quello dei carburanti diesel ammessi per i veicoli sulla terraferma”. 

“È necessario al più presto un cambiamento che ponga il mare e i cittadini al riparo dai rischi che l’uso di questo carburante comporta”, conclude la presidente dell’associazione ambientalista. 

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