Giovedì, 21 Ottobre 2021
Ambiente

Come saranno Napoli e Catania se non si ferma il riscaldamento globale

Un team di ricercatori ha creato delle simulazioni di 180 città di tutto il mondo. Alcune delle quali rischiano di venire completamente sommerse dall'acqua anche rispettando gli accordi di Parigi

Anche se l'umanità riuscirà a limitare il riscaldamento globale a 1,5°C rispetto all'era preindustriale, ossia il target più ottimista fissato dai Paesi Onu nell'ambito degli accordi di Parigi, il livello del mare continuerà ad aumentare per secoli, inondando le città dove attualmente abitano 500 milioni di persone. Tra queste, anche Napoli e Catania. E' quanto emerge dalle simulazioni su 180 città di tutto il globo che accompagnano lo studio di un team di ricercatori pubblicato sulla rivista Environmental Research Letters. 

"Se il pianeta si surriscalderà di mezzo grado in più, altri 200 milioni di abitanti saranno regolarmente colpiti dalle inondazioni e resi più vulnerabili durante le tempeste", si legge nello studio. L'Asia, che ha nove delle dieci megalopoli a più alto rischio, sarà la più colpita. Ma anche l'Europa dovrà fare i conti con conseguenze pesanti: lo studio prende in esame le 55 città europee considerate più a rischio. Tra queste, per l'appunto Napoli e Catania.

Le immagini mostrano gli effetti di 4 scenari di riscaldamento su piazza dei Martiri nel capoluogo campano e sulla zona della Cattedrale di Sant'Agata nel centro siciliano. 

Napoli

Catania

L'allarme che lancia lo studio è che, se è vero che limitare il riscaldamento globale a 1,5°C permetterà di contenere i danni per le città costiere entro la fine del secolo, gli effetti dell'aumento delle temperature proseguiranno anche dopo il 2100. E il livello del mare potrebbe alzarsi di due metri nel prossimo secolo. "Circa il 5% della popolazione mondiale vive attualmente su terreni al di sotto del livello che verrà raggiunto con l'alta marea a causa dell'anidride carbonica già accumulata nell'atmosfera dall'attività umana", ha affermato l'autore principale dell'articolo Ben Strauss, presidente e investigatore capo dell'organizzazione indipendente di giornalisti e scienziati Climate Central.

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