L'Ue e il Dieselgate inguaiano Mercedes: crollo profitti del 60%

Dopo lo scandalo Dieselgate, la casa madre Daimler ha accelerato la transizione verso i modelli più ecologici, anche sotto la spinta delle nuove norme europee e delle multe per le emissioni falsate. In un solo anno, persi 5 miliardi di utile netto

Uno dei nuovi modelli elettrici di Mercedes

Le nuove norme dell'Unione europea sui limiti alle emissioni delle auto erano state criticate da buona parte degli ambientalisti perché considerate ancora troppo morbide e non sufficienti a prevenire nuovi scandali come il Dieselgate. Ma la Daimler, la casa madre di Mercedes-Benz, non è dello stesso avviso: la corsa all'elettrico, necessaria anche per far fronte alle nuove leggi Ue, finora è costata caro, portando nel 2019 a un calo dei profitti del 60% rispetto all'anno precedente.

Il bilancio appena chiuso parla chiaro: l'utile netto è sceso a 2,7 miliardi di euro contro i 7,6 miliardi del 2018. Una perdita di quasi 5 miliardi. Daimler ha anche ridotto il suo dividendo da 3,25 per azione a soli 90 centesimi. "Non possiamo essere soddisfatti dei nostri profitti", ha dichiarato Ola Kallenius, amministratore delegato del gruppo. "Sono necessarie misure per tagliare i costi e aumentare i flussi di cassa", ha aggiunto. "L'attenzione nei prossimi anni sarà concentrata su di un significativo miglioramento dei nostri margini e del flusso di cassa", ha affermato Harald Wilhelm, membro del consiglio di amministrazione del gigante tedesco.

Daimler lega questi risultati alle conseguenze dello scandalo Dieselgate e alle difficoltà nel conformarsi alle nuove normative Ue, che hanno costretto a ingenti investimenti per espandere la produzione di veicoli elettrici e ibridi plug-in. Le norme europee, che sono state introdotte gradualmente dal 1 gennaio, impongono un livello di emissioni di Co2 dell'intera flotta di ogni singola casa automobilistica di 95 g per chilometro, da raggiungere entro i prossimi due anni. La media di Daimler è attualmente di circa 137 grammi e i veicoli a batteria rappresentano solo circa il 2% della sua produzione annuale.

Nel 2019 la società ha inoltre registrato costi da contenzioso per oltre 5,4 miliardi di euro, inclusi oltre 4 miliardi di euro in relazione allo scandalo delle emissioni diesel. A settembre, Daimler ha accettato di pagare una multa di 870 milioni di euro emessa dai pubblici ministeri di Stoccarda per la presunta manipolazione dei test sulle emissioni, sebbene la casa automobilistica continui a negare qualsiasi illecito. 

Dall'altra parte, gli ambientalisti lamentano che lo scandalo Dieselgate e le nuove normative non hanno ridotto il numero di auto inquinanti in Europa. Secondo uno studio dello scorso settembre, circa 50 milioni di veicoli con emissioni due volte superiori al massimo consentito circolerebbero indisturbati per le strade europee. Germania e Francia si contendono il triste primato europeo per veicoli diesel altamente inquinanti in circolazione, rispettivamente con 9,9 e 9,8 milioni di auto “sporche” in circolazione. Seguono il Regno Unito con 8,5 milioni e l’Italia con 6,7 milioni di macchine Euro 5 e 6 con emissioni di ossidi di azoto “almeno due volte al di sopra del limite”, scrive Transport&Environment, il think tank che ha realizzato lo studio.

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