Martedì, 3 Agosto 2021
Ambiente

Perché la prima legge Ue sul clima non piace agli ambientalisti

Gli ecologisti lamentano obiettivi non abbastanza ambiziosi e la mancanza di alcuni elementi che renderebbero l'intervento più efficace

La presentazione da parte della Commissione europea della direttiva con cui l'Europa punta alla progressiva riduzione, finalizzata all’azzeramento entro il 2050, dei gas serra in atmosfera, è stata accolta da un coro di critiche da parte degli ambientalisti. Greenpeace, il Climate Action Network, Friends of the Earth Europa e, in una lettera aperta, Greta Thunberg e altri 34 attivisti per il clima hanno mosso rilievi sostanziali alla proposta di Bruxelles: "Zero emissioni nette entro il 2050 per l'Ue equivale alla resa", ha detto addirittura l'attivista svedese.

Ma perché la proposta non piace? "Abbiamo bisogno di un sistema Gps per il clima, ma questa proposta è solo una bussola che ci indica la direzione generale della neutralità climatica”, ha spiegato Imke Lübbeke, responsabile per il clima e l'energia del Wwf European Policy Office. Per Lübbeke il piano “deve portare a una massiccia riduzione delle emissioni a partire da oggi”, e “questo può essere fatto aumentando l'obiettivo di riduzione delle emissioni per il 2030 al 65%”.

Come lamenta la European Climate Foundation in una nota uno dei problemi è che la Commissione europea non ha previsto poi l'istituzione di un organismo scientifico indipendente, il cui ruolo sia quello di valutare e dirigere i decisori politici nelle loro decisioni riguardanti le politiche climatiche, garantendo che la lotta all'emergenza climatica sopravviva alle turbolenze politiche. Poi la proposta non include una disposizione per rivedere ogni cinque anni la strategia e soprattutto non è in grado di proporre già il 50-55% come obiettivo al 2030.

Infine, lamenta la fondazione, la Commissione europea non riesce a garantire che i cittadini possano ritenere l'Ue direttamente responsabile in materia di clima. “Una legge europea sul clima seria dovrebbe includere l'obbligo per l'Ue di rispettare la Convenzione di Aarhus e dare ai cittadini europei il potere di contestare i regolamenti, le decisioni e le leggi che non sono coerenti con l'azione per il clima”, afferma la nota.

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