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Domenica, 28 Novembre 2021
Clima

Italia bocciata sul clima: anche India e Marocco fanno meglio

Il ranking elaborato da un network internazionale di esperti e ong premia i Paesi Scandinavi. Gli impegni presi da Roma sono giudicati insufficienti

Gli impegni dell'Italia sulla clima non solo sono inferiori a quelli della media dell'Ue, ma anche meno significativi quelli dell'India, ossia del Paese che alla Cop26 ha "annacquato" il compromesso Onu sull'addio al carbone. Almeno stando al Climate Change Performance Index 2022 (Ccpi), l'indice elaborato da un network internazionale di ong ed esperti del settore, tra cui German Watch e Can International.

La classifica

Secondo l’ultima classifica del Ccpi, l’Italia è nella fascia media, mentre la maggior parte dei Paesi con il ranking più alto si trovano in Europa, seppur con qualche eccezione inaspettata. Australia, Russia e Stati Uniti nel gruppo dei peggiori, mentre si piazza meglio la Cina. Il Paese più virtuoso è la Danimarca, che ha ridotto significativamente la propria dipendenza dal carbone e ha investito fortemente nelle energie rinnovabili da cui deriva oltre il 30% della sua produzione energetica. Nella top 10 ci sono 4 Paesi europei: gli Scandinavi (Danimarca, Svezia e Norvegia) e il Regno Unito, seguiti da Marocco, Cile e India. Ma la classifica parte dal quarto posto: il podio rimane vuoto, dato che nessuno Stato si è posto degli obiettivi compatibili con il mantenimento del riscaldamento globale a 1,5ºC.

Maglia nera all’Australia: nel suo energy mix i combustibili fossili pesano per oltre il 90%, mentre gli impegni politici non sono giudicati sufficienti. Ma non è il Paese che fa peggio in termini assoluti: in fondo alla classifica troviamo Kazakistan, Arabia Saudita, Iran e Canada, tutti peggiorati dall’anno scorso. Nell’Ue a 27, che si piazza 22esima, i peggiori sono Ungheria e Slovenia, mentre progrediscono di più i Paesi Bassi e la Grecia. Anche Russia e Stati Uniti vanno male (56esima e 55esimi rispettivamente), mentre la Cina, che pure inquina più di tutti, arriva 37esima.

L’indice Ccpi

Il Ccpi 2022 valuta la performance climatica dei 60 Paesi più inquinanti del mondo (più l’Ue), responsabili di circa il 90% delle emissioni globali. È un indice composito, il cui valore numerico è dato da vari indicatori, ciascuno con un peso diverso. Le emissioni di gas serra contano per il 40%, mentre altre tre voci valgono il 20% ciascuna: l’uso delle rinnovabili, l’efficienza energetica e le politiche climatiche. Il peso preponderante delle emissioni inquinanti si deve al focus scelto da questo strumento di monitoraggio, che dal 2005 produce annualmente queste analisi. Come riportato sul sito, “solo un’azione decisiva ridurrà le emissioni dei gas serra, che sono responsabili del cambiamento climatico”, per cui è fondamentale mantenere il riscaldamento globale entro il limite di 1,5ºC previsto dall’Accordo di Parigi. Da quando quest’ultimo è stato firmato, Ccpi monitora sulla sua implementazione a livello globale, cercando di aumentare la trasparenza nell’ambito delle politiche climatiche e di ottenere risultati misurabili e comparabili.

Peggioramento italiano

L’Italia si colloca al 30esimo posto, peggiorando rispetto all’anno scorso quand’era 27esima. Tutti gli indicatori hanno una valutazione media, esattamente al centro delle possibili categorie: molto bassa, bassa, media, alta, molto alta. Dal punto di vista delle politiche climatiche, il Pnrr di Roma è giudicato insufficiente sia rispetto alla strategia Ue “Fit for 55” (per ridurre le emissioni del 55% entro il 2030) sia rispetto agli accordi di Parigi. Secondo Ccpi, il nostro Paese sta agendo troppo lentamente anche sulle rinnovabili, per cui ci sono ancora troppe lungaggini burocratiche, mentre rimangono forti dubbi sull’opportunità di includere il gas naturale nella transizione energetica, che potrebbe non essere necessario se si espandesse il settore delle fonti green. Né si è registrato un vero ruolo di leadership dell’Italia nella lotta internazionale al cambiamento climatico, nemmeno dal pulpito della presidenza del G20.

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