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Martedì, 28 Giugno 2022
La denuncia / Brasile

"La carne che mangiate in Europa è sporca del nostro sangue indigeno"

Rappresentanti delle comunità dell'Amazzonia protestano a Bruxelles. Chiedono misure più dure contro la deforestazione e giustizia per Dom Phillips e Bruno Pereira uccisi in Brasile

Stop alla deforestazione e un grido di aiuto rivolto alla cittadinanza europea per proteggere le vite dei popoli indigeni dopo lo sconvolgente duplice omicidio del giornalista britannico Dom Phillips e dell'attivista Bruno Pereira. Queste le richieste dei rappresentanti dei popoli indigeni dell'Amazzonia, arrivati fin sotto il palazzo della Commissione europea per pretendere una legge contro la deforestazione che riconosca i loro diritti specifici e blocchi gli affari delle società che importano sul mercato europeo “prodotti sporchi di sangue indigeno”. L'azione è stata promossa dall'Articolazione dei Popoli Indigeni del Brasile (Apib) impegnata nel rafforzamento unitario del movimento delle comunità locali, supportato dagli attivisti ambientalisti di Extinction Rebellion. “Vogliamo il riconoscimento dei diritti dei popoli indigeni nella legge sulla deforestazione, che al momento contiene solo un generale accenno al rispetto dei diritti umani, ma nulla di specifico su di noi”, sottolineano i membri della delegazione, proseguendo: “È importante capire che la deforestazione è connessa alla violazione dei diritti umani dato che gli alberi non sopravvivono da soli, ma ci sono degli abitanti che li proteggono in modo diretto”.

Brutale omicidio

La protesta arriva in concomitanza con il ritrovamento dei corpi senza vita del giornalista britannico Dom Phillips, 57 anni, e dell'attivista indigeno Bruno Pereira, 41 anni, scomparsi il 5 giugno al termine di un breve viaggio lungo il fiume Itaquaí, nel Brasile occidentale. Phillips stava realizzando l'ultima tappa di un reportage per scrivere un libro sullo sviluppo sostenibile in Amazzonia, accompagnato da Pereira. La loro barca però non è mai arrivata, ad Atalaia do Norte, come era previsto nel loro itinerario, non lontano dal confine brasiliano con il Perù. Secondo quanto riporta la Bbc, Eduardo Fontes, capo della polizia regionale, ha annunciato l'arresto di due sospetti: i fratelli Amarildo e Oseney da Costa de Oliveira. Uno dei due ha confessato di averli uccisi. Il sospetto ha anche informato gli inquirenti del luogo in cui si trovavano i corpi, unendosi agli investigatori per recuperarli. Si tratta di un'area nota come Lago do Preguiça, che dista 1 ora e 40 minuti di barca dalla città fluviale di Atalaia do Norte e circa tre chilometri da una fitta foresta. Le famiglie di Dom e Bruno hanno pubblicamente ringraziato i rappresentanti dei popoli indigeni per la loro partecipazione alle ricerche dei corpi e delle prove dell'assassinio.

Attivisti in pericolo

L'omicidio ha sconvolto una nazione, in cui i rischi per coloro che osano difendere l'ambiente brasiliano e le comunità indigene arrivano fino alla morte. Si tratta di attacco storico che avviene sotto la presidenza del politico di estrema destra Jair Bolsonaro, accusato di essere connivente con le multinazionali che sfruttano i territori della foresta. “Bruno era da tempo un professionista che lavorava per la Fondazione nazionale dei popoli indigeni (Funai), l'agenzia governativa che regola i diritti degli indigeni in Brasile, e stava lavorando contro le miniere, l'accaparramento di terre ed il taglio illegale della legna in Amazzonia. Questo è il motivo per cui il governo Bolsonaro lo ha licenziato, ma lui aveva proseguito il suo impegno a titolo volontario”, ha rivelato ad EuropaToday l'avvocato e attivista per i popoli indigeni Luiz Eloy Terena. “Era sempre sul campo al fine di garantire la protezione degli abitanti delle foreste e questa è la ragione per cui è diventato un obiettivo ed è stato ripetutamente spaventato nel corso degli ultimi sei mesi” ha ricordato ancora il legale, concludendo con una grave accusa: “In definitiva, Dom e Bruno sono vittime di un processo politico che è in corso nel nostro Paese non solo nei confronti dei leader del movimento indigeno ma anche nei confronti di coloro che li sostengono”.

Norme più dure contro la deforestazione

Questa atroce vicenda avviene in un momento particolarmente delicato nei rapporti tra Unione europea e Brasile, dato che solo pochi mesi fa la Commissione ha proposto un nuovo regolamento per lottare contro la deforestazione, affinché non entrino nel mercato Ue prodotti, come carne, gomma e soia, legati all'eliminazione del più grande polmone verde sulla Terra. I leader del movimento non sono del tutto soddisfatti del dispositivo elaborato, chiedendo agli eurodeputati una serie di modifiche alle norme e alla società civile di esercitare una maggiore pressione sia sui governi che sulle imprese che fanno affari in Brasile, reputando la questione amazzonica un “problema di responsabilità globale”. Tra i cambiamenti, figura la necessità di includere nella legislazione una protezione per tutta la biomassa e non solo per la foresta amazzonica, al fine di salvaguardare anche altre tipologie di aree, come le zone umide, altrettanto importanti per l'ecosistema. “Siamo qui per ricordare a voi e alle istituzioni che abbiamo bisogno di norme abbastanza forti da essere concretamente applicate e aiutarci davvero. I prodotti che provengono dal Brasile, come cereali, carne bovina e frutta, sono spesso sporchi del sangue degli indigeni” ha dichiarato Crisanto, leader tradizionale, chiudendo con un appello il suo messaggio: “Siete voi europei che dovete parlare al posto degli alberi, dei fiumi, della terra, esattamente come facciamo noi che stiamo combattendo per la nostra sopravvivenza”.

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