Solo un'impresa Ue su tre dice no a Paesi che violano diritti umani e ambientali

Secondo uno studio della Commissione sono poche le aziende che controllano che nella propria catena di approvvigionamento non ci sia sfruttamento minorile o inquinamento di fiumi e mari

Sfruttamento del lavoro minorile - foto archivio Ansa EPA/MONIRUL ALAM

Acquistare materie prime e prodotti da Paesi del mondo in cui le imprese sfruttano il lavoro minorile o che lavorano distruggendo l'ambiente. A quanto pare se fa bene agli affari non è un problema per la maggioranza delle aziende europee.

Lo studio

Un nuovo studio della Commissione europea ha rivelato che solo una impresa su tre nell'Unione sta intraprendendo la 'dovuta diligenza', sta cioè facendo delle indagini sul rispetto dei diritti umani e sugli impatti ambientali nelle loro catene di approvvigionamento globali. Sarebbe compito di un'azienda verificare che i propri fornitori non sfruttino i propri dipendenti o ad esempio non versino prodotti di scarto nei fiumi, compromettendo la vita dell'ecosistema locale, ma a quanto pare pochi lo fanno. Il 70% dei 334 intervistati nelle imprese ha concordato però allo stesso tempo sul fatto che una normativa a livello comunitario su un requisito generale di dovuta diligenza per i diritti umani e gli impatti ambientali potrebbe offrire vantaggi all'economia, mettendo tutti nelle stesse condizioni di partenza.

Il Green Deal

“Dato che lavorare per la neutralità climatica è una delle massime priorità di questa Commissione, mi assicurerò che i risultati di questo importante studio siano presi in considerazione per i lavori futuri”, ha dichiarato il commissario alla Giustizia, Didier Reynders. Il nuovo Green Deal europeo sostiene che la sostenibilità dovrebbe essere ulteriormente integrata nelle regole di governo societario in tutta l'Ue, poiché molte aziende si concentrano troppo sulla performance finanziaria a breve termine rispetto al loro sviluppo a lungo termine e agli aspetti di sostenibilità.

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