Ilva sì, nucleare no: ecco il fondo Ue per la transizione ecologica

Accolte le richieste dell'Italia e respinte quelle francesi nel nuovo Green Deal che verrà messo in campo dalla Commissione europea

Buone notizie per l'Italia e brutte per la Francia in arrivo da Bruxelles. La Commissione europea guidata da Ursula von der Leyen presenterà durante la Plenaria a Strasburgo domani (martedì) il "Green Deal" europeo per il clima e l'ambiente di cui fa parte anche il regolamento sul Just Transition Mechanism (Meccanismo per una Transizione energetica Equa), che include investimenti complessivi per 100 miliardi di euro nel periodo 2021-2027.

Come racconta Lorenzo Consoli di AskaNews nelle bozze dell'esecutivo comunitario è previsto un nuovo Fondo per guidare questa "Transizione equa", che sarà direttamente impiegato per sostenere la transizione energetica che gli Stati membri, le regioni e i settori economici più dipendenti dalle fonti fossili a più alta intensità di emissioni carboniche (carbone, torba, scisti bituminosi) dovranno intraprendere per la riconversione alle fonti rinnovabili, e comunque a basso impatto climatico. Qui è dove l'Italia è riuscita a ottenere un grosso risultato che consiste nell'includere anche l'Ilva tra gli impianti i cui lavori di riconversione potranno essere finanziati, cosa che non sarà concessa invece agli impianti nucleari come avrebbe voluto la Francia.

Neutralità climatica

Questa riconversione e differenziazione energetica sarà guidata dall'obiettivo della "neutralità climatica" (zero emissioni nette) che l'Ue (con l'eccezione, per ora della Polonia) si è posta per il 2050, passando per un nuovo drastico taglio delle emissioni già nel 2030 (dal 40% attualmente previsto al 50-55 per cento, rispetto al 1990). Salvo sorprese dell'ultima ora, l'ammontare di risorse aggiuntive per questo Fondo di Transizione equa - i "soldi veri" - che saranno aggiunte al quadro di bilancio comunitario 2021-2027 sarà di soli 7,5 miliardi di euro, ma la Commissione prevede un meccanismo che, attingendo ai fondi di sviluppo regionale e al Fondo sociale della politica di coesione europea, mobiliterà investimenti complessivi per 100 miliardi di euro in sette anni.

Uscita dal fossile

Il "Just Transition Mechanism" finanzierà l'uscita dalla dipendenza dai combustibili fossili nelle regioni europee che più ne dipendono, ma questo sostegno dovrà richiesto e motivato dalle parti interessate (Stati, regioni e amministrazioni locali), che saranno coinvolte attivamente nella pianificazione della trasformazione delle loro economie. Per accedere ai finanziamenti, gli Stati membri dovranno proporre dei piani di transizione territoriale (uno per ogni regione specifica da assistere), coerenti con i Piani nazionali per l'energia e il clima per il 2030. Il Meccanismo di transizione equa sarà basato su tre "pilastri": il Fondo di transizione equa, uno schema specifico di garanzie per gli investimenti nell'ambito del programma Invest EU, il successore dell'attuale Piano Juncker (Efsi - European Fund for Strategic Investments), e un meccanismo di prestito dedicato mediante la Banca europea per gli investimenti. Il Fondo per la Transizione equa, secondo la bozza di regolamento, sarà disponibile solo per progetti a basse emissioni di carbonio, legati agli obiettivi climatici per il 2030.

L'Ilva e le Regioni italiane

L'Italia potrebbe proporre di ricorrere al Fondo proprio per la riconversione di diversi impianti industriali oggi alimentati a carbone, e in particolare per la decarbonizzazione dell'ex Ilva di Taranto, secondo un progetto a cui ha accennato più volte, recentemente, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Il regolamento sul Meccanismo prospetta anche una revisione delle norme Ue sugli aiuti di Stato, con un allargamento delle maglie per i sussidi pubblici alle imprese che possono essere giustificati con gli obiettivi climatici e della transizione energetica, e in questo modo consentire allo Stato di entrare direttamente in società con ArcelorMittal nell'impianto pugliese. Dei 100 miliardi che si pensa di mobilitare entro il 2027, secondo le prime simulazioni, circa 10 dovrebbero andare alla Polonia e 8 alla Germania, 6 miliardi andrebbero alla Spagna, 5 alla Grecia e 4 all'Italia. In tutto saranno quattro le regioni italiane che potranno ricevere risorse dal Fondo per la transizione. Oltre alla Puglia ci sarebbero la Sardegna per il polo petrolchimico di Porto Torres e le tante miniere del territorio, e le due aree del Paese dovei si concentra il grosso del tessuto industriale: Lombardia e Piemonte.

No al nucleare francese

La brutta notizia per la Francia consiste nel fatto che la bozza prevede esplicitamente, all'articolo 5 del regolamento, che siano escluse dal sostegno del Fondo di transizione le centrali nucleari (sia la loro costruzione che il loro smantellamento), e "gli investimenti relativi alla produzione, la trasformazione, la distribuzione, lo stoccaggio o la combustione di combustibili fossili". La loro inclusione è stata una battaglia di Parigi che però non è riuscita a ottenere un via libera. Altre attività escluse sono poi le riconversioni nella coltivazione del tabacco e, riguardo al settore delle telecomunicazioni, gli investimenti nella banda larga in aree in cui esistono già almeno due altre reti equivalenti.

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