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Foto Ansa EPA/Emil Helms

Foto Ansa EPA/Emil Helms

Così gli inuit della Groenlandia hanno rovinato il piano della Cina di estrarre l'uranio del Paese

Pechino voleva sfruttare le risorse minerarie dell'isola che Donald Trump voleva addirittura acquistare, ma la vittoria alle elezioni anticipate del partito guidato dai nativi ha fatto saltare i suoi piani

Il sogno della Cina di trasformare la Groenlandia in una mega riserva di uranio si è scontrato con la volontà del popolo della fredda isola artica che lo ha fatto andare in fumo. Questo tema è stato centrale nelle elezioni anticipate che si sono tenute questa settimana e in cui è uscito trionfante il partito ambientalista degli Inuit Ataqatigiit (Ia), che nel programma aveva proprio sottolineato l’opposizione al progetto minerario. Secondo Mute Egede, destinato a diventare il prossimo primo ministro della Groenlandia, “il popolo ha parlato, la vostra fiducia ci affida una grande responsabilità che ci sforzeremo di soddisfare". E sembra che sia stata proprio la posizione assunta rispetto al controverso piano nel sud dell'Isola per l'estrazione di uranio e terre rare ad aver aiutato il partito a vincere i consensi tra la popolazione dell'enorme isola, grande oltre sette volte l'Italia, ma abitata però solo da poco più di 56mila persone. Gli ambientalisti avrebbero chiesto uno stop al programma e avrebbero anche promesso di firmare l'accordo di Parigi sul clima. 

Nella regione di Kvanefjeld, una penisola a sud-ovest della Groenlandia, appena sotto il Circolo Polare Artico si trovano giacimenti di enormi dimensioni di terre rare e di uranio, che sono una componente indispensabile nella moderna elettronica, su cui da anni sono intenzionati a operare alcune multinazionale del settore estrattivo. Proprio a causa di queste riserve il Paese è diventato un campo di calcio geopolitico tra America e Cina. Due anni fa l'ex presidente Donald Trump aveva proposto di acquistare la Groenlandia dalla Danimarca nel tentativo di garantire agli Stati Uniti l'accesso alle risorse, ma non si è mai concretizzata un’offerta (e nemmeno sarebbe stata accettata nel caso si fosse concretizzata). L'anno scorso gli statunitensi hanno anche riaperto il consolato a Nuuk, la capitale, nel tentativo esplicito di contrastare l'influenza cinese e russa. Ma governo del territorio è stato assiduamente corteggiato anche dalla Cina, che ha ottenuto diverse licenze per la ricerca di basi minerarie sull'Isola. Come spiega il Times, il sito di Kvanefjeld sarebbe di proprietà di Greenland Minerals, una società australiana di prospezione mineraria il cui principale azionista è Shenghe Resources, una società vicina al governo cinese. L'idea di Pechino era proprio quella di continuare a scavare nella Regione per ottenere il massimo delle risorse estraibili. 

Ma il progetto è controverso per i groenlandesi. Addirittura, un sondaggio pubblicato su un giornale locale, ha rilevato che il 63 per cento della popolazione era contrario alla sua attuazione soprattutto causa delle preoccupazioni sui rischi ambientali dell'estrazione dell'uranio. Ma la posizione del partito Ia, come ha spiegato il suo leader Egede, è stata chiara fin dal principio. "Vogliamo fermare il progetto. Dal verdetto degli elettori, specialmente nella Groenlandia meridionale, dove si trova la miniera, è evidente come essi si oppongano", ha detto. "Dobbiamo ascoltare i cittadini", ha aggiunto, assicurando che lo scavo minerario sarà "cancellato". Egede ha anche sottolineato che gli obiettivi principali del suo partito non sono solamente ambientali, ma c’è anche quello “di mettere l'economia su un piano più resiliente in modo che il territorio possa negoziare una maggiore indipendenza dalla Danimarca”. Questo perché sebbene il Paese abbia un'autonomia rispetto alle politiche economiche e sociali, dipende dalla Danimarca per la politica monetaria, gli affari esteri e la difesa.

Sembra però che tiro alla fune per i rari giacimenti della Groenlandia non finirà presto. La Cina domina la produzione globale di terre rare, ma è desiderosa di rafforzare la sua presa sulle forniture provenienti dall’estero. Si stima che il progetto Kvanefjeld avrebbe portato alla produzione di circa 30mila tonnellato all'anno. Inoltre, i geologi cinesi hanno individuato dove si trovano le "le risorse superiori" della Groenlandia, proprio quelle “di cui la Cina ha urgente bisogno". Addirittura, le banche cinesi stanno contribuendo a finanziare una grande miniera di zinco a Citronen Fjord, sulla costa settentrionale dell'Isola, come parte della strategia della "strada della seta di ghiaccio"per ottenere minerali dall'Artico.

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