Da Greta ai ricercatori: chi attacca l'accordo Ue su Recovery fund e bilancio

Secondo l'attivista svedese, alla lotta per il clima sono andate "le briciole degli avanzi". Mentre il mondo scientifico lamenta i tagli ai programmi Horizon e al nuovo fondo per il contrasto alle pandemie

Non è bastato l'aumento al 30% della quota dei fondi europei da destinare alla lotta al cambiamento climatico e alla transizione ecologica. Per Greta Thunberg, l'accordo raggiunto a fatica a Bruxelles sul Recovery fund, il piano anticrisi dell'Ue per rispondere alla pandemia di Covid-19, e sul nuovo bilancio europeo, rappresenta "le briciole degli avanzi" per quanto riguarda clima e ambiente. Ma l'attivista svedese non è l'unica scontenta del compromesso tra i 37 leader Ue: anche il mondo della ricerca scientifica lamenta di essere stato sacrificato per accontentare le richieste dei vari Stati membri.

Ma andiamo per ordine. A poche ore dall'intesa al vertice Ue, Greta twitta il suo disappunto: "Come atteso - scrive - il Consiglio europeo è finito con alcune belle parole, qualche vago, distacco e incompleto obiettivo climatico, impossibile da tracciare e la completa negazione dell'emergenza climatica". Finché "continueremo a fare il loro gioco, alle loro condizioni, questo è tutto quello che otterremo: le briciole degli avanzi". "Possiamo avere tutti gli incontri che volete", continua la giovane attivista in un altro tweet, "finché la crisi climatica non verrà trattata come una crisi, non vedremo le azioni di cui abbiamo bisogno".

Le parole di Greta trovano eco nelle dichiarazione a caldo dei Verdi europei, anche se con toni decisamente meno drammatici: "I drastici tagli al Fondo per la transizione giusta (passato da 30 a 10 miliardi, ndr) e l'impegno piuttosto basso di spendere solo il 30% del bilancio dell'Ue per questioni legate al clima sono insufficienti. L'obiettivo di neutralità climatica per il 2050 richiederà impegni molto più forti", si legge in una nota del partito dei Greens. Ma non tutto il fronte ambientalista è d'accordo nel vedere il bicchiere mezzo vuoto. Per Can Europe, network che riunisce diverse ong ambientaliste, proprio l'obiettivo di spesa del 30% è un passo avanti positivo rispetto alla proposta originaria della Commissione Ue, che fissava il target al 25%. Semmai, il problema è la mancanza di chiarezza su come "i nuovi fondi contribuirebbero al raggiungimento dell'obiettivo di spesa per il clima", oltre al fatto che "i sussidi per i combustibili fossili sono ancora possibili". 

Più netta la posizione del mondo della ricerca scientifica, che lamenta di essere diventato il salvadanaio dei leader Ue per raggiungere un accordo: dei 94,5 miliardi promessi dalla Commissione europea per il programma Horizon, ne sono rimasti 81. Mentre sul nuovo programma sanitario EU4Health destinato a preparare meglio l'Europa dinanzi a nuovi rischi di pandemie, i fondi concordati sono 1,7 miliardi di euro contro i 9,4 proposti dalla Commissione. Questi tagli sono per noi "una grande delusione, una presa in giro", dopo le tante belle parole dei politici europei sull'importanza della ricerca, afferma Kurt Deketelaere, segretario generale della League of European Research Universities.

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Tra gli scontenti dell'accordo c'è anche Markus Ferber, eurodeputato dell'Unione cristiano-sociale (Csu), partito che fa parte della maggioranza che sostiene Angela Merkel: "Il Recovery fund è un'accozzaglia di egoismi nazionali", che oltre ai tagli a ricerca e salute, cita anche quelli alle politiche per i rifugiati.

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