“Dalla Bce sette miliardi all'economia fossile durante la pandemia”

Secondo i calcoli di Greenpeace con gli acquisti di obbligazioni in risposta alla pandemia Francoforte ha contribuito all'immissione di circa 11,2 milioni di tonnellate di Co2 nell'atmosfera

Foto Ansa EPA/ETIENNE LAURENT

Immissioni di denaro nell'economia, che però hanno comportato a loro volta non poche emissioni di carbonio nell'atmosfera. Greenpeace punta il dito contro la Banca centrale europea e i suoi interventi in risposta alla crisi dovuta alla pandemia di coronavirus.

L'analisi

Un'analisi dell'associazione ambientalista afferma che tra metà marzo e metà maggio di quest'anno la Bce ha acquistato obbligazioni societarie per un valore di quasi 30 miliardi di euro di cui oltre 7,6 miliardi di euro che riguardano imprese di combustibili fossili. Con l'acquisto di obbligazioni da soli sette grandi inquinatori, la Bce ha contribuito all'immissione di circa 11,2 milioni di tonnellate di emissioni di carbonio nell'atmosfera, un valore che supera le emissioni annuali complessive del Lussemburgo. Secondo i calcoli 4,4 miliardi di euro sono andati ad aziende come Engie o EON, che posseggono anche centrali a gas, e oltre 3,2 miliardi di euro sono andati all'industria petrolifera, con le obbligazioni acquistate tra gli altri da Shell, società ritenuta tra le più inquinanti sulla terra, Total ed Eni. “La Bce e le altre banche centrali devono cambiare strada.

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Scelte che contibuiscono all'emergenza climatica

"I titoli acquistati da Francoforte in risposta alle pandemia di Covid-19 contribuiscono all'emergenza climatica”, ha dichiarato Adam Pawloff, responsabile di clima e energia di Greenpeace, secondo cui “non possiamo più permetterci di spendere denaro pubblico in combustibili fossili”, e per questo la Bce deve “escludere queste e altre attività ad alte emissioni dagli acquisti futuri”. La Ong sottolinea il fatto che gli acquisti della Bce possano influire sulla ripresa "verde" dell'Europa dalla crisi sanitaria sia dall'emergenza climatica.

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