Giovedì, 21 Ottobre 2021
Ambiente

La Germania chiede che il gas naturale sia fonte “green” per l'Europa

I socialdemocratici rilanciano la battaglia sui fondi Ue in ambito energetico. Mentre si attende l'avvio del Nord Stream 2 che raddoppierà le forniture dalla Russia

È ora di considerare anche il gas naturale come un combustibile, se non proprio “verde”, almeno necessario per la transizione ecologica dell'Europa: lo chiedono i socialdemocratici tedeschi (Spd), che si accingono a guidare il primo esecutivo post-Merkel. Il gas naturale e il nucleare sono tra i nodi più spinosi per la Commissione europea, che sta definendo quali investimenti sono da considerarsi sostenibili nel campo dell’energia (la cosiddetta tassonomia). Una partita che ha una rilevanza politica e strategica soprattutto per quei governi che storicamente hanno investito sul gas nel loro mix energetico: quello di Berlino, per l'appunto, ma il dicorso riguarda da vicino ancje l'Italia.

“Vi faremo sapere”

La Commissione guidata da Ursula von der Leyen è da mesi alle prese con la questione della tassonomia, una sorta di manuale con cui Bruxelles etichetterà le varie fonti energetiche in base alla loro sostenibilità. In sostanza, a seconda dell’inclusione (o meno) in questa tassonomia, le diverse fonti di energia potranno ottenere più (o meno) investimenti nell’ambito del Green deal europeo, se non venire del tutto escluse. Se, tuttavia, per molte fonti energetiche il quadro normativo è già delineato, Bruxelles ha posticipato all’autunno la decisione relativa a nucleare e gas naturale. Il confronto politico entrerà nel vivo al Consiglio europeo del 21-22 ottobre: dato che l’approvvigionamento energetico è una questione strategica centrale per i ventisette e che ogni Stato membro ha priorità diverse, è piuttosto improbabile che si raggiunga un accordo in tempi brevi, sostengono fonti europee vicine al dossier.

Dalla Russia con furore

Il deputato Spd Bernd Westphal, citato da Euractiv, ha definito il gas naturale un “ponte verso l’era delle rinnovabili” e ha rinnovato l’appello affinché sia riconosciuto lo status di “combustibile di transizione”: un sostituto al carbone e al petrolio, rispetto ai quali inquina meno, finché non si arriverà a usare solo energia pulita. L’esecutivo comunitario aveva già aperto in tal senso l’anno scorso. Storicamente, la Germania si approvvigiona dalla Russia, ma il dibattito pubblico è fortemente polarizzato data l’evidente rilevanza strategica della questione.

I socialdemocratici hanno sempre sostenuto questa partnership, nonostante le polemiche per la nomina dell’ex cancelliere Gerhard Schröder nel board di Gazprom e Rosneft (le due maggiori compagnie energetiche russe, a forte partecipazione statale). E adesso che Olaf Scholz, il leader del partito che ha vinto le elezioni federali di fine settembre, prenderà il posto di Angela Merkel, è più che probabile che Berlino tornerà a difendere i suoi interessi sul gas. A partire dall'avvio del Nord Stream 2, il gasdotto che dalla Russia raddoppierà le scorte di gas verso la Germania (e il resto d'Europa), e che, secondo un report interno della Commissione Ue, potrebbe aiutare a risolvere la crisi dei prezzi dell'energia cui stiamo assistendo in queste settimane. 

Asse Berlino-Parigi?

Il Nord Stream 2 è inviso agli Usa e a una parte dei Paesi Ue, ma Berlino potrebbe far leva su altri partner per convincere l'Europa a lasciare aperta la porta degli investimenti futuri per il gas. Da un lato ci sono Stati come l'Italia che hanno un co-interesse sulla promozione di questa forma di energia. Dall'altro, c'è la Francia che ha un problema simile con il nucleare, che è la punta di diamante della sua produzione elettrica. Anche Parigi sta facendo pressioni sulla tassonomia verde affinché il nucleare sia considerato green, e potrebbe far quadrato con Berlino (che di contro ha annunciato lo stop alle sue centrali nucleari). 

Tuttavia, i problemi per Scholz potrebbero essere maggiori sul fronte interno che su quello dei tavoli Ue: far andar giù la promozione del gas ai Verdi, con cui è in trattative per formare un esecutivo, non è così scontato. La strada, a ogni modo è ancora lunga e non è chiaro quando la Commissione intenda affrontare la questione: l'unica certezza è che per ora le fonti energetiche sono state escluse nel primo round di “green bond” con cui Bruxelles finanzierà la ripresa post-Covid. Ma non dalle altre risorse del bilancio Ue, compresi i Recovery plan. 

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