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Mercoledì, 1 Dicembre 2021
Ambiente

Il nucleare spacca l'Ue: 6 Paesi bloccano la richiesta della Francia (per ora)

Alla Cop26, un documento firmato anche dalla Germania dice no ai fondi "verdi" europei per l’energia nucleare. Sullo sfondo il braccio di ferro parallelo sul gas

Il nucleare torna a dividere le cancellerie europee. Da un lato, una dozzina di Paesi che sostengono questa forma di approvvigionamento energetico, capeggiati dalla Francia. Dall’altro, con la Germania si schiera un fronte più ristretto ma agguerrito, che proprio non ne vuole sapere. La mela della discordia non è l’opportunità o meno di sfruttare l’atomo, bensì la sua inclusione nella tassonomia verde Ue, che determina quali investimenti sono considerati “sostenibili” nell’ambito del Green deal europeo (e quindi quali possono ricevere il grosso dei fondi europei del futuro). Ma a quanto pare, gli Stati ribelli non hanno i numeri per impedirlo.

La fronda degli oppositori

Tra un negoziato e l’altro, alla Cop26 è successo anche che i rappresentanti di 6 Paesi Ue firmino una dichiarazione per opporsi all’introduzione del nucleare nella famigerata tassonomia verde europea, che comporterebbe etichettare come sostenibile l’energia atomica ed agevolare gli investimenti in questa fonte così controversa. Austria e Lussemburgo in testa, poi Germania, Portogallo e Danimarca, cui si è poi aggiunta la Spagna. Tutti insieme per dire no: “L’energia nucleare è incompatibile con il principio “'non arrecare un danno significativo' sancito dal regolamento Ue sulla tassonomia”, si legge nel comunicato, che si conclude con un’esortazione all’esecutivo comunitario “a non mettere a rischio il percorso coraggioso intrapreso per fare dell’Ue il principale mercato globale per la finanza sostenibile”.

La questione della tassonomia

La Commissione dovrebbe formulare una proposta da sottoporre ai Ventisette nelle prossime settimane. Al momento, né il nucleare né il gas naturale sono inclusi nella tassonomia verde. La decisione in merito è stata stralciata proprio per la delicatezza politica della questione, che spacca letteralmente i Paesi membri. Nella dichiarazione, i cinque Stati Ue riconoscono “il diritto sovrano degli Stati membri di decidere pro o contro l’energia nucleare come parte dei loro sistemi energetici nazionali”. Tuttavia, si dicono preoccupati che la sua inclusione nella tassonomia “possa danneggiare permanentemente la sua integrità, credibilità e dunque la sua utilità”. Euractiv cita anche un parere legale commissionato dal governo austriaco, secondo cui l’inclusione del nucleare nella tassonomia verde si porrebbe in violazione del diritto comunitario e sarebbe pertanto impugnabile di fronte alla Corte di giustizia.

Lo scontro politico

La palla è ancora in mano alla Commissione, ma come detto sarà presto il turno dei governi nazionali. Il dibattito si preannuncia estremamente caldo, considerato che sui due fronti opposti si schierano le due principali economie europee, Francia e Germania. Parigi è storicamente favorevole al nucleare, ed Emmanuel Macron si è intestato personalmente questa battaglia anche in vista delle presidenziali della prossima primavera. Ma a sostenere l’inclusione dell’energia atomica nella lista degli investimenti verdi ci sono almeno altri 11 Stati membri, tra cui molti del blocco orientale.

Al contrario, a Berlino si sostiene che avviare la costruzione di reattori in tutta Europa sarebbe troppo costoso e richiederebbe troppo tempo, portando a mancare gli ambiziosi obiettivi del Green deal. Il tema è altamente sensibile per la politica tedesca, ancora senza un governo dopo le elezioni di fine settembre: i Verdi e i Socialdemocratici sono uniti dall’opposizione al nucleare ma divisi sul ruolo del gas naturale, osteggiato dai primi e difeso dai secondi. La Germania ha pianificato di non ricorrere più a questa fonte energetica entro il 2022.

La posizione della Commissione

La battaglia è aperta e ci si comincia contare. Per bloccare l’approvazione di un atto delegato della Commissione (come quello di cui stiamo parlando) serve una maggioranza qualificata in seno al Consiglio. Con l'ingresso della Spagna nel gruppo degli anti-nucleare, la Germania e gli altri potrebbero bloccare la propobabile proposta di Bruxelles a favore dell'energia atomica. Ursula von der Leyen e gli altri commissari, infatti, hanno da tempo aperto al nucleare, considerandolo una fonte energetica necessaria nella transizione ecologica in quanto non inquinante. Quanto alle scorie, che sono (insieme alla sicurezza degli impianti) il principale problema dell’energia atomica, gli esperti dell'esecutivo comunitario sembrano concordi nel sostenere che si possano smaltire in modo sicuro.

Per superare un eventuale stallo, dicono a Bruxelles, potrebbe aiutare un eventuale "salvataggio" del gas naturale (molto caro a Berlino), con la sua inclusione tra le fonti di transizione nella tassonomia verde della Commissione. E l'Italia? Per ora, il nostro governo non si è schierato. Da un lato, c'è la posizione storica del nostro Paese a sostegno del gas naturale. Ma di recente, la prospettiva di attrarre investimenti (francesi?) per i nuovi reattori nucleari ha animato il dibattito politico. E non solo.  

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