Fondi Ue per il gas, il governo M5s-Pd si spacca a Strasburgo

I 5 stelle sostengono la mozione dei Verdi per fermare i finanziamenti della Commissione ai progetti fossili, tra cui il Tap. Ma il testo viene bocciato dal Parlamento europeo grazie anche ai voti di dem, Lega, FdI e Forza Italia

Il leader del Pd Nicola Zingaretti e il ministro degli Esteri Luigi Di Maio

I fondi europei per il potenziamento della rete di gasdotti sono salvi. Almeno per il prossimo decennio. E per l'Italia significa potre continuare a ricevere i finanziamenti di Bruxelles e della Banca europea per gli investimenti per una serie di progetti energetici chiave, come Tap, Poseidon e il collegamento Italia-Malta. Il Parlamento Ue, infatti, ha bocciato la risoluzione presentata dai Verdi per fermare i fondi alle fonti fossili nel quadro del prossimo bilancio europeo pluriennale. Una mozione che ha spaccato il governo italiano, dato che al voto favorevole del Movimento 5 stelle ha fatto da contraltare il sostegno quasi unanime della delegazione Pd a Strasburgo. A cui si sono uniti i deputati di Lega, Fratelli d'Italia e Forza Italia. 

La posta in gioco

Del resto, la posta in gioco per il Belpaese è alta. Dietro il gas si gioca una partita non solo economica (dove spiccano gli interessi di big tricolore come Eni, Snam e Edison), ma anche geopolitica, per via della dipendenza dai giacimenti della Russia che la stessa Ue ci ha più volte raccomandato di ridurre. Il Tap (che parte dall'Azerbaijan) e il Poseidon (ultimo tratto del gasdotto East-Med che attinge alle riserve sottomarine intorno a Cipro) mirano a questo obiettivo. Senza dimenticare il ruolo dei giacimenti ciprioti nel caos in Libia e nei rapporti con la Turchia. 

L'alternativa ai nuovi gasdotti

Eppure, dal punto di vista della sicurezza energetica, c'è chi sostiene che questi gasdotti siano inutili, oltre a rappresentare una contraddizione con il Green deal lanciato dalla Commissione europea e con la lotta ai cambiamenti climatici. Lo sostengono i Verdi europei e il Movimento 5 stelle. Ma anche diverse ong ambientaliste che nelle settimane scorse hanno rilanciato uno studio di una società di consulenza, Artelys, secondo il quale il nostro Paese potrebbe fare a meno di questi progetti: per quanto, come dicevamo, importi il gas principalmente da Russia e Algeria, l'Italia avrebbe già abbastanza modi per assicurarsi degli approvvigionamenti alternativi da altri Paesi in caso di stop alle forntiture da Mosca e Algeri. “Nel caso di un’eventuale interruzione nella fornitura del gas dall’Algeria - scrive il rapporto - l'Italia, riuscirebbe a compensare la perdita della fornitura di gas aumentando le importazioni dall'Austria e dalla Svizzera". 

Il potenziamento delle rinnovabili

Secondo lo studio "Più pulita, intelligente e conveniente: come cogliere le opportunità della transizione energetica in Europa” realizzato dalla European climate foundation, poi, la dipendenza dal gas del nostro Paese sarebbe ulteriormente ridotta con un investimento maggiore nelle rinnovabili: "L’Italia può raggiungere l’obiettivo più ambizioso del 59% di quota di rinnovabili nel consumo interno di elettricità entro il 2030 rispetto all’obiettivo di riferimento del 55% indicato dalla Strategia energetica nazionale - si legge - Il costo ridotto della tecnologia fotovoltaica è il fattore cruciale. L’efficienza elettrica insieme a una coordinata strategia europea per la promozione delle energie rinnovabili rendono tale obiettivo raggiungibile".

Una questione europea

Argomenti che per il momento non hanno fatto breccia in Italia, che è oggi il terzo investitore Ue in gas e altre fonti fossili dopo Germania e Francia. Non è un caso se Roma e Berlino siano stati i principali avversari della decisione della Bei, la Banca europea degli investimenti, di bloccare i fondi alle fonti fossili. La Bei alla fine ha stabilito che lo stop ai finanziamenti varrà per i nuovi progetti su gas e petrolio, ma non su quelli già varati dalla Commissione europea con la quarta lista di Progetti di interesse comune (i Pic), al cui interno figurano per l'appunto i gasdotti "italiani" Tap e Poseidon. Ed è proprio questa lista ad aver ricevuto l'ok definitivo del Parlamento europeo in seguito alla bocciatura della mozione dei Verdi. 

Secondo una stima di Artelys, i Pic sui gasdotti (32 in totale, ma ce ne sono anche 6 sul petrolio) riceveranno finanziamenti pubblici e privati nei prossimi anni pari a 29 miliardi di euro. Un maxi investimento contro cui stanno protestando anche diverse ong ambientaliste europee, secondo cui tali opere  non sono compatibili con un’Europa che intende raggiungere le zero emissioni entro il 2050, l'obiettivo cardine intorno a cui ruota il Green deal da poco varato dal nuovo esecutivo Ue di Ursula von der Leyen.

Finanziare il gas, secondo il think tank E3G, è una palese "contraddizione" con gli obiettivi del Green Deal. "La decisione di espandere le infrastrutture del gas dell'Ue - spiega - è anche in diretta contraddizione con le proiezioni della Commissione europea che stimano che il raggiungimento degli obiettivi climatici ed energetici per il 2030 porterà a una riduzione del gas fossile del 29% e con la completa eliminazione del gas fossile “unabated” (ovvero senza CCS, le tecnologia che servono per la cattura e lo stoccaggio, ndr) entro il 2050, necessaria per raggiungere gli obiettivi climatici a lungo termine dell'Unione europea".

La posizione dell'Ue

Di diverso avviso, invece, la Commissione europea, per cui questi investimenti serviranno proprio alla transizione ecologica promossa dal Green deal. "La transizione verso la neutralità climatica sarà basata su un ampio range di fonti energetiche e di tecnologie - spiega un portavoce della Commissione - Nel quadro della transizione il gas resta un carburante importante, ma il principale focus per il sostegno da parte del bilancio Ue sarà per soluzioni non impattanti per il clima, inclusi gas non carbonizzati come l'idrogeno. I gas a basso o nullo tenore di carbonio, come l'idrogeno, il biogas e i gas sintetici dovranno progressivamente rimpiazzare il gas naturale. Le infrastrutture nelle quali investiamo e che costruiamo per il futuro sono pronte a sostenere anche queste fonti", conclude.

In altre parole, i gasdotti e le infrastrutture connesse dovrebbero essere riutilizzate per il cosiddetto gas "verde", come l'idrogeno prodotto dagli impianti eolici. La Commissione è sicura che queste infrastrutture saranno compatibili con queste fonti di energia meno inquinanti. Le ong ambientaliste, invece, nutrono dubbi e accusano Bruxelles di utilizzare la scusa dei gas a basso o nullo tenore di carbonio per fare del greenwashing: ossia continuare a finanziare i fossili facendo passare tali fondi per "investimenti verdi".    

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