"Stop ai prestiti Ue alle fonti fossili", ma Germania e Italia si oppongono

La Banca europea per gli investimenti deciderà nelle prossime ore se fermare, a partire dal 2020, i finanziamenti a progetti ad alto impatto ambientale. Pesa l'opposizione di Berlino e Roma. Dietro il 'no' italiano il business del gas naturale

Dopo il rinvio di un mese, il momento della verità dovrebbe arrivare nelle prossime ore, quando il board della Bei, la Banca europea degli investimenti, si riunirà per decidere se dire basta una volta per tutte ai finanziamenti alle fonti fossili d'energia a partire dal 2020, come annunciato in una bozza di proposta dello scorso di luglio. Una proposta che è stata finora bloccata dalle resistenze di alcuni Paesi, Germania e Italia su tutti, che spingono per il mantenimento degli investimenti Ue sul gas.

Secondo quanto circola in queste ore nei corridoi di Lussemburgo, dove ha sede il quartiere generale della Bei, i vertici della Banca starebbero cercando un compromesso proprio con Berlino e Roma, i cui voti pesano, e non poco, nelle decisioni del board. Secondo quanto riporta Euractiv, la Bei starebbe valutando di posticipare lo stop ai fondi alle fonti fossili a dopo il 2020 per determinati progetti, offrendo inoltre condizioni di prestito vantaggiose a tutti gli Stati membri.

I progetti che verrebbero 'salvati' dalla svolta 'green' dovrebbero essere quelli "sul gas che hanno ottenuto la benedizione della Commissione europea", ossia i Progetti di interesse comune (Pic) da poco varati da Bruxelles. Tra questi, ci sono opere care all'Italia come i gasdotti Tap e Poseidon. "Il vero impatto dell'estensione è tuttavia difficile da prevedere - scrive Euractiv - poiché molti progetti di gas supportati dalla Bei non sono in realtà elencati nell'elenco dei Pic. La Germania e l'Italia potrebbero quindi spingere per ulteriori esenzioni".

Per invogliare maggiormente gli Stati membri a dire addio al fossile, la Bei avrebbe proposto anche di portare al 75% dei costi la soglia massima di finanziamento per i progetti di energia rinnovabile. Non si tratta di una novità: questa agevolazione era stata prevista già per i Paesi più poveri (Bulgaria, Repubblica ceca, Croazia, Estonia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Polonia, Romania e Slovacchia). Ma adesso, la Bei propone di allargarla a tutti i 28 membri, cosa che potrebbe fare felice proprio l'Italia, che insieme alla Spagna era tra i Paesi che rischiavano di perdere più fondi a causa di questa via preferenziale.  

La Bei, scrive sempre Euractiv, sarebbe pronta ad altri due importanti compromessi, sui "gas a basse emissioni di carbonio" e sulla questione politicamente sensibile dell'energia nucleare. Se sul nucleare la Banca strizza l'occhio a membri come il Belgio, alle prese con impianti vecchi e difficoltà di stoccaggio delle scorie, sul gas il messaggio è rivolto all'Italia, che sta puntando molto sul cosiddetto biometano.

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