“Fonti fossili per decenni e risorse Ue al gas”. ‘No’ ambientalista al Fondo per la transizione

Primo sì del Parlamento europeo al testo, ma senza l’ok di Verdi e M5s. Contraria la Lega, a favore popolari e socialisti

Un testo per l’ambiente ormai apertamente osteggiato dagli ambientalisti. Il Fondo per la transizione equa - noto a livello Ue come Just Transition Fund - ha passato la prima prova parlamentare, ma ha incassato numerose critiche che alla conta finale si sono trasformate in voti contrari e astensioni, provenienti anche da quegli ambienti politici che avevano sostenuto - almeno agli inizi - il nuovo piano Ue. Annunciato come lo strumento finanziario per compensare le regioni europee troppo dipendenti dalle fonti energetiche fossili per passare indenni la transizione ‘verde’, il documento è diventato terreno di scontro per l’inclusione del gas come fonte ammessa nel passaggio all’Europa ad emissioni zero. Una mossa che ha scatenato le ire degli ecologisti. 

Il voto

Il passaggio parlamentare del testo, il primo del pacchetto Green Deal, in commissione Sviluppo regionale ha visto il voto contrario di Verdi e Lega, oltre all’astensione di Movimento 5 Stelle e Fratelli d’Italia. Favorevoli gli esponenti del Partito democratico, così come il Partito popolare europeo (di cui fa parte Forza Italia) e Renew Europe (famiglia politica di Italia Viva). La spiegazione della convergenza a dir poco curiosa tra i partiti di destra contrari all’intero piano di riduzione della CO2 e le forze ambientaliste va ricercata nei dettagli del piano, che hanno mantenuto alcune fonti fossili come ammissibili durante la transizione e che, scrive il gruppo ecologista Can Europe, “bloccherà l'Ue nella dipendenza da combustibili fossili per decenni”. 

Le accuse

 “I deputati pro-gas impediscono alle regioni ad alta intensità di carbonio di spostarsi verso la neutralità climatica”, accusa ancora Markus Trilling, coordinatore dell’organizzazione ecologista. Un’interpretazione condivisa dall’eurodeputata Rosa D’Amato del M5s, che si è astenuta sul testo finale in quanto “vengono confermati i finanziamenti al gas in barba alle promesse di non finanziare le fonti fossili”, aprendo a un risultato “che annacqua l’impegno europeo nella lotta ai cambiamenti climatici e per una transizione giusta”. L’eurodeputata di Taranto si compiace della maggiore dotazione all’Italia, “cui potrebbero essere assegnati circa 2,8 miliardi di euro invece dei 2,1 prospettati in un primo momento, consentendo lo stanziamento di risorse anche per aree come Brindisi”. Motivi che non hanno comunque convinto l’eurodeputata a votare a favore. 

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L'appello

Altro motivo di irritazioni tra gli ambientalisti sarebbe l’approvazione di un testo che ammette il gas tra le fonti da finanziare a livello Ue in ottica di abbattimento delle emissioni dopo che sia la Commissione europea che gli Stati membri hanno dato l’ok all’esclusione di tutti i combustibili fossili dai finanziamenti che arriveranno dal Fondo per la transizione equa. “Il Parlamento europeo - sottolinea Trilling - ha ancora la possibilità di diventare rilevante nel dibattito quando voterà in Aula su questo dossier dopo l’estate”. L’ambientalista invita quindi alla “coerenza” e chiede agli eurodeputati a “escludere tutti i combustibili fossili dal fondo per rimanere in linea con la dichiarazione di emergenza climatica adottata lo scorso anno”. 

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