Gas al posto del carbone, il piano dell'Italia bocciato dagli ambientalisti Ue

Secondo un rapporto, il Belpaese sarà dipendente da un'altra fonte fossile, rimandando il passaggio alle fonti pulite. Critiche anche per Repubblica Ceca, Germania e Polonia

Rimpiazzare il carbone come fonte energetica per diventare dipendenti dal gas naturale non è affatto una buona idea. A dirlo sono gli attivisti di Can-Europe (Climate Action Network, coalizione di ong europee che combattono i cambiamenti climatici) e gli studiosi di Ember, think tank indipendente sul clima. Nel rapporto “Just Transition or Just Talk”, al quale hanno lavorato le due organizzazioni, si mettono in luce non solo le contraddizioni italiane in termini di politica energetica, ma anche il rischio che la gran parte dei Paesi Ue si rivelino incapaci di abbandonare le fonti fossili, come previsto dal Green Deal europeo. 

Dei 27 Stati membri, si legge nella presentazione dello studio, solo sette “sono sulla buona strada per eliminare gradualmente il carbone entro il 2030, senza un aumento significativo del gas fossile”. Si tratta di Danimarca, Finlandia, Francia, Paesi Bassi, Portogallo, Slovacchia e Spagna. L’Italia fa invece parte dei Paesi che hanno deciso di abbandonare il carbone per scommettere su un’altra fonte fossile a tutti gli effetti, cioè il gas naturale. In compagnia del Belpaese ci sono anche la Grecia, l’Ungheria e l’Irlanda. Infine, ci sono ben sette Paesi che, almeno per il momento, non prevedono l’abbandono del carbone entro il 2030. Si tratta di Bulgaria, Croazia, Repubblica Ceca, Germania, Polonia, Romania e Slovenia. “La capacità totale di carbone installata in tutti i sette Paesi dovrebbe diminuire solo del 42% nel prossimo decennio” e dunque “si prevede che 52 GW di carbone saranno operativi anche oltre il 2030”, il 90% dei quali saranno prodotti in Repubblica Ceca, Germania e Polonia.

Ma anche se l’Italia non si colloca nel gruppo dei ‘peggiori della classe’ incapaci di dire basta al carbone una volta per tutte, tra i quattro Paesi pro-gas è certamente quello che risulta il più dipendente dalla fonte energetica fossile. Gli studiosi citano il Piano nazionale integrato per l'energia e il clima, dal quale emerge che l’Italia intende rimpiazzare il carbone con il gas naturale, senza scommettere sulle rinnovabili. “In Italia - si legge nel rapporto - vengono proposti circa 6 GW di nuova capacità Ccgt (Centrale termoelettrica a ciclo combinato, ndr), la maggior parte dei quali (4,2 GW) sono conversioni dirette di centrali elettriche da carbone a gas da parte dell'Enel” mentre altri “due progetti di Edison compongono la restante capacità proposta”.  La nuova capacità di gas potrà inoltre “beneficiare di sovvenzioni pubbliche”, avvertono gli ambientalisti. Il Governo italiano “non dispone ancora delle politiche in atto per realizzare le sue ambizioni in materia di energie rinnovabili”, si legge nel rapporto. E seguendo questo andamento “l'industria del gas avrà un forte incentivo a ostacolare lo sviluppo della politica rinnovabile richiesta e garantire un ruolo esteso per il gas nel sistema elettrico italiano, rischiando ulteriori emissioni aggiuntive di gas serra”. 

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Il rapporto critica inoltre l’assegnazione dei fondi Ue per il passaggio da fonti fossili a quelle sostenibili. “Senza i Governi nazionali che stabiliscono una tempistica chiara per andare oltre i combustibili fossili”, denunciano gli ambientalisti, “non è chiaro come il Fondo per una transizione giusta sosterrà efficacemente le regioni e le comunità carbonifere attraverso la transizione energetica”. Per rispettare gli impegni dell'Ue nell'ambito dell'accordo di Parigi e limitare l'aumento della temperatura globale a 1,5°C, “tutti i Paesi dell'Ue devono eliminare gradualmente il carbone entro il 2030 e passare direttamente all'elettricità pulita senza aumentare l'uso di altri combustibili fossili come il gas fossile”, ricordano gli studiosi.

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