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Martedì, 30 Novembre 2021
Biodiversità

La foresta grande come il Molise che è andata in fumo nel 2021

In Europa gli incendi hanno distrutto circa 500 ettari di terreni boschivi. Lo studio della Commissione

Il 2021 non è ancora finito, ma l'Europa ha già visto andare in fiamme una foresta grande come il Molise. È quanto emerge da una relazione della Commissione Ue, che fa il punto su un fenomeno che, complice anche il cambiamento climatico, non riguarda più solo i Paesi del Mediterraneo, ma colpisce sempre più il Nord del Continente. 

Trend negativo

Secondo la relazione sugli incendi boschivi in Europa, Medio Oriente e nord Africa del Centro comune di ricerca della Commissione europea (Jrc), nel 2020 è stata divorata dalle fiamme una superficie di circa 340mila ettari (3400 km2), dopo i record peggiori di sempre raggiunti nel 2019. E le cose non hanno accennato a migliorare nell’anno in corso, anzi: ad ottobre erano già andati in fumo circa 500mila ettari di zone boschive, complice un’estate particolarmente funesta in termini di roghi nella regione mediterranea. Per l’Italia, il 2021 è stato l’anno più rovente di sempre, con la distruzione del quadruplo della superficie che ha preso fuoco annualmente tra il 2008 e il 2020: un dato che ha collocato il nostro Paese al secondo posto, dopo la Grecia, per quantità di terreni persi in Ue, mentre la maglia nera nel continente europeo è andata all’Ucraina, che ha dovuto affrontare roghi importanti nell’area di Chernobyl.

La relazione Jrc

L’indagine del Jrc indica la Romania come il Paese Ue più colpito dal fenomeno, seguito da Portogallo, Spagna, Grecia e Italia. Circa il 40% delle aree incendiate faceva parte dei cosiddetti siti Natura 2000, una rete ecologica dell’Ue per la protezione della biodiversità: di questi, quasi la metà era concentrata in Romania, soprattutto nella zona del delta del Danubio. In tutto, 20 Stati membri sono stati interessati da incendi di dimensioni superiori ai 30 ettari, per una perdita complessiva di quasi 340mila ettari (in leggera crescita rispetto al 2019). Nell’inverno 2020, gli incendi più violenti hanno interessato soprattutto il delta del Danubio e i Pirenei, mentre nella stagione primaverile-estiva a soffrire di più è stata l’area mediterranea. Inoltre, sempre secondo lo studio, il 90% degli incendi sul territorio dei Ventisette sono causati dall’uomo.

Cambiamento climatico e deforestazione

Sulla frequenza e la gravità degli incendi boschivi, com’è noto, pesa sempre di più anche la questione del cambiamento climatico: Mariya Gabriel, commissaria europea all’Innovazione, la ricerca, la cultura, l’istruzione e i giovani, ha dichiarato che “gli incendi senza precedenti che si sono verificati a livello mondiale dal 2016 mostrano caratteristiche e un'intensità mai osservate prima d’ora”. Le stagioni dei roghi si stanno allungando e sta diventando sempre più difficile contrastare i “mega incendi” che stanno iniziando a rappresentare un rischio sempre più reale non solo per i Paesi mediterranei ma anche quelli dell’Europa centrale e settentrionale. In risposta a questa emergenza, la Commissione ha elaborato la strategia forestale Ue per il 2030, proposta nel maggio 2020 nella cornice del Green deal europeo.

A livello internazionale, è stata proposta alla Cop26 di Glasgow (il summit mondiale sul cambiamento climatico) una moratoria sulla deforestazione entro il 2030, che mira a porre un argine al consumo di suolo boschivo nel tentativo di ridurre drasticamente le emissioni di CO2 (un quarto delle quali deriva dalle attività connesse al disboscamento). I Paesi firmatari sono un centinaio, i quali ospitano complessivamente oltre l’85% delle risorse forestali del pianeta, definite dal premier britannico Boris Johnson come “cattedrali della natura” e “polmoni del nostro pianeta”. In tutto, tra fondi pubblici e privati, sono stati “promessi” per la causa oltre 19 miliardi di dollari.

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