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Sabato, 22 Giugno 2024
Transizione

La fine dell'era fossile è iniziata

Cresce la produzione di elettricità da fonti rinnovabili. Secondo uno studio, questo sarà l'anno cruciale per la transizione verde

Il 2023 segnerà l'avvio del declino dei combustibili fossili e si inizierà concretamente a parlare di transizione, con l'eolico e il solare che spingeranno il mondo in una nuova era. A dirlo è il nuovo rapporto pubblicato mercoledì dal think thank energetico Ember.

La Global electricity review di Ember ha analizzato i dati di 78 Paesi che rappresentano il 93% della domanda globale di elettricità, rilevando che, nel 2022, la produzione globale di elettricità è stata la più pulita di sempre. Questo anche grazie alla crescita record dell'energia eolica e di quella solare che hanno rappresentato il 12% della produzione mondiale di energia. "È l'inizio della fine dell'era fossile. Stiamo entrando nell'era dell'energia pulita", ha dichiarato Małgorzata Wiatros-Motyka, autrice principale dello studio. L'energia fotovoltaica è stata quella con la crescita più rapida, con un aumento del 24%. Nel rapporto è stato evidenziato il suo ruolo cruciale (assieme a quello dell'eolico) nello spingere il mondo verso una nuova era di energia pulita e di riduzione delle emissioni.

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E di questo se ne ha già un riscontro, nonostante l'aumento delle emissioni nel 2022 causato dalla guerra in Ucraina e dalla diminuzione delle forniture di gas russo a basso costo. "Si può notare che l'eolico e il solare stanno già contribuendo a ridurre le emissioni", ha dichiarato Dave Jones, responsabile del settore Data Insights di Ember. Inoltre, il report ha suggerito che l'energia eolica e solare possono fornire fino al 75% dell'aumento di energia pulita da oggi al 2050, grazie al loro costo inferiore rispetto ai combustibili fossili.

Importanti i dati sull'Europa, dove pare che la transizione stia avvenendo più rapidamente rispetto alla media mondiale. Nel 2022 l'eolico e il solare hanno rappresentato il 22% della produzione di energia elettrica, rispetto al 13% del 2015. È vero però che le emissioni nell'Ue sono aumentate del 2,8% lo scorso anno rispetto al 2021, e questo è dovuto sia al calo della produzione nucleare (per lavori di manutenzione in Francia e per la chiusura di impianti in Germania) sia alla diminuzione della produzione di energia idroelettrica causata dalla siccità, seguita da una parziale sostituzione con carbone e gas.

Da un lato, la crescita della domanda di carbone in Europa è stata determinata dalla guerra in Ucraina e dalla necessità di ridurre il consumo di gas in seguito alla decisione russa di tagliare le forniture, secondo un rapporto dell'Aie (Agenzia internazionale dell'energia). Dall'altro, però, l'invasione di Mosca e la crisi energetica globale hanno spinto i Paesi membri a rivedere la propria dipendenza dai combustibili fossili e quindi ad accelerare ancor più la transizione. "Il 2022 sarà ricordato come un punto di svolta nella transizione energetica", ha dichiarato Jones.

Per raggiungere l'obiettivo delle zero emissioni nette entro il 2035, il percorso meno costoso vedrebbe l'Ue generare il 70-80% dell'elettricità da eolico e solare e meno del 5% da energia a gas, secondo i modelli di Ember. Stando al report, entro il 2030, solo il 17% dell'elettricità dell'Unione proverrà da combustibili fossili: "Il settore elettrico dell'Ue è in una buona posizione per raggiungere una traiettoria allineata" agli obiettivi di Parigi, si legge nell'analisi. Con l'Oceania che ha superato il blocco europeo nella rivoluzione delle rinnovabili, mentre Nord America e Asia stanno recuperando rapidamente, "l'Ue non può permettersi l'autocompiacimento", ha dichiarato Sarah Brown, responsabile del programma Ember Europe.

Quanto ai minerali critici come potenziale elemento di sfida nella transizione green, il rapporto non ne fa menzione. Materiali come il rame, il litio o il nichel, impiegati in Europa per molte delle tecnologie energetiche pulite, ad oggi provengono principalmente dalle importazioni. Tuttavia, sono diversi gli esperti che non risultano preoccupati, affermando che si tratti di "un falso problema" inserito nel dibattito dagli operatori storici dei combustibili fossili che cercano di rallentare il cambiamento. "Il motivo per cui non se ne parla è che non è affatto un ostacolo", ha dichiarato Kingsmill Bond, senior principal del Rocky Mountain Institute negli Stati Uniti.

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