Dagli Usa al Brasile, il blocco dei Paesi inquinanti fa saltare l'accordo mondiale sul clima

Alla Cop25 di Madrid nessun passo avanti sulla riduzione delle emissioni globali. A pesare sul fallimento dei negoziati le mosse di Trump e Bolsonaro, ma anche quelle di Australia, Arabia Saudita e Cina

Il segretario generale dell'Onu Antonio Guterres

Per dirla con le parole di Mohamad Adow, attivista keniota, il risultato è stato "disastroso, profondamente angosciante". La grande mobilitazione dei giovani di tutto il mondo, in particolare quelli europei, non ha smosso le posizioni dei leader dei principali Paesi inquinanti del mondo: la Cop25, la conferenza annuale sul clima dell'Onu che si è svolta a Madrid, si è chiusa con un nulla di fatto. Nessun nuovo target per ridurre le emissioni nel prossimo decennio. Nessuna certezza che i target esistenti verranno rispettati. Ed è saltato anche l'accordo sul passaggio più importante di questa conferenza, quell'articolo 6 che avrebbe dovuto creare un nuovo sistema di scambi di emissioni su scala mondiale.

A pesare sul fallimento dei negoziati è stato, a detta di tutti, il blocco esercitato da Usa, Brasile, Australia e Arabia Saudita. Un blocco che ha fatto il gioco anche della Cina, che tra i big mondiali è quella che fa più fatica a ridurre il suo peso sul clima. E cosi' l'Unione europea si è ritrovata isolata a chiedere passi avanti che non si sono stati. Tanto più a fronte del nuovo Green Deal lanciato dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen a ridosso della Cop25. Il fallimento dei negoziati all'Onu rischia adesso di dare più forza alle resistenze interne alla stessa Ue. 

Il risultato è che a impegnarsi per una maggiore riduzione delle emissioni sono rimasti quei Paesi che nell'insieme rappresentano circa il 10% della Co2 prodotta a livello globale. "La comunità internazionale ha perso un'importante opportunità per mostrare una maggiore ambizione in materia di mitigazione, adattamento e finanziamento per affrontare la crisi climatica. Ma non dobbiamo arrenderci e non mi arrenderò", ha detto il segretario generale dell'Onu, Antonio Guterres.

Al di là dei target, la questione più spinosa che non è stato risolta a Madrid è quella del commercio mondiale delle emissioni. L'obiettivo, tra gli altri, dell'Unione europea e di diverse ong era quello di creare un mercato dei permessi di emissione che spingesse i settori industriali più inquinanti a ridurre progressivamente il loro impatto sul clima. A detta degli esperti, infatti, l'attuale sistema mondiale dei crediti di Co2 presenta numerosi punti critici, che di fatto, rischiano di comportare nel lungo termine un innalzamente delle temperature, anziché una loro diminuzione. Ma l'opposizione in particolare di Brasile e Australia non ha consentito passi avanti su questo tema. Tutto è rinviato al 2020.

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