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Giovedì, 26 Maggio 2022
Ambiente

"Il nucleare pulito è una menzogna"

Intervista a Eleonora Evi, eurodeputata dei Verdi: "Al Parlamento ancora margine per fermare la proposta della Commissione sulla tassonomia"

L'esito della battaglia sulla tassonomia non è ancora scontato. Il documento che dovrebbe completare l'elenco Ue delle fonti di energia "verdi" con l'inclusione di gas e nucleare, stando alla proposta avanzata dalla Commissione europea, può essere ancora fermato. Ne è convinta Eleonora Evi, eurodeputata del gruppo dei Greens/Efa al Parlamento europeo e vicepresidente dei Verdi italiani.  L'abbiama intervistata a margine della terza plenaria della Conferenza sul futuro dell’Europa a Strasburgo.

Evi, c’è ancora margine per escludere gas e nucleare dalla tassonomia verde? 
Ci deve essere. Stiamo parlando di un documento che non è ancora stato pubblicato. È arrivato il 31 dicembre ai governi nazionali, e ora c’è stata questa consultazione tra loro. Ma non è ancora stato pubblicato. Mi ha fatta arrabbiare molto il fatto che la Commissione non abbia avviato una consultazione pubblica su questo atto delegato, come invece ha fatto per quelli precedenti e come fa normalmente. È un primo segnale molto brutto. Tra l’altro, l'atto potrebbe essere impugnato di fronte alla Corte di giustizia. Ci sono dei processi da seguire e non si può arbitrariamente decidere di non seguirli. Dopo la pubblicazione il Parlamento avrà quattro mesi per presentare obiezioni: noi Verdi stiamo già lavorando per costruire un fronte d’opposizione per bocciare l’atto delegato, perché dare l’etichetta verde a gas e nucleare mina alle fondamenta il sistema stesso della finanza sostenibile.

Ossia?
La cosa grave è che ad oggi abbiamo già intrapreso dei percorsi in una certa direzione: ad esempio il recovery fund lo ripagheremo con dei green bond, e quei green bond non includono né gas né nucleare. La Banca europea degli investimenti ha già detto che non metterà più un euro sul gas. Perché tornare indietro e rischiare che i nostri green bond diventino i più sporchi a livello mondiale? I bond francesi non includono il nucleare, quelli russi neanche e includono il gas sotto condizioni migliori di quelle che la Commissione sta definendo ora. Questo perché la Francia ed altri Paesi hanno bisogno di orientare gli investimenti verso un’industria estremamente costosa e altamente indebitata, togliendo risorse alle tecnologie che ci servono davvero: efficienza energetica, rinnovabili, idrogeno verde.

Cosa rispondono i Verdi italiani al centrodestra che propone il nucleare in Italia?
Rispondiamo che siamo alla follia. Salvini dovrebbe anzitutto ripassare la nostra Costituzione, perché non esiste il referendum propositivo. E inoltre calpesta la volontà degli italiani, che per ben due volte si sono espressi contro il nucleare. Ad ogni modo tornare a parlare di nucleare oggi in Italia è pura follia per un motivo molto semplice: non abbiamo tempo. Per costruire una centrale, e c’è l’esempio dell’impianto di Flamanville (in Francia, ndr) a dimostrarcelo, ci vogliono decenni e investimenti esorbitanti, ma la crisi climatica è ora e non possiamo permetterci di adottare soluzioni che daranno i loro frutti tra dieci, vent’anni o più. Infine, quella del nucleare pulito è una grande menzogna, perché ad oggi non esiste in una forma che sia commercialmente fattibile. Il cosiddetto nucleare di quarta generazione è solo un prototipo: se Salvini parla di fusione ci può anche stare, ma anche lì si tratta di ricerca e non se ne fa niente fino al 2050. Per noi la ricerca va benissimo, ma ad oggi non si tratta di una strada percorribile, abbiamo bisogno di una soluzione pulita adesso.

Andiamo alla Conferenza sul futuro dell'Ue: i cittadini stanno partecipando?
Direi di sì, ho sentito una gran voglia di partecipare. Inoltre è un fatto positivo che la stragrande maggioranza delle raccomandazioni sono sul campo ambientale e climatico, segno che c’è una grande consapevolezza da parte dei cittadini che questo è il tema centrale e non si può pensare di mettere in campo soluzioni posticce o inefficaci.

Le istituzioni accetteranno le richieste dei cittadini?
Questo è l’auspicio. La Commissione ha già iniziato a fare proposte, o meglio promesse, su questi temi, ad esempio la direttiva sui pesticidi. Quindi la strada almeno in parte è già tracciata. Tornando ai pesticidi, restano comunque delle incognite: l’impegno di ridurli del 50% entro il 2030 sarà vincolante? Saranno tutti obbligati a verificare gli obiettivi o ognuno farà quel che vuole? Su altre questioni vedo invece sonore bocciature. Penso ad esempio alla Pac (la politica agricola comune, ndr), che è l’altra faccia della medaglia. Il Parlamento europeo ha appena votato l’erogazione di sussidi fino al 2027 che andranno a dare miliardi di euro di soldi pubblici ad agricoltura e allevamento intensivi, ma i cittadini stanno chiedendo altro, addirittura di ragionare sulla riduzione del consumo di carne, che credo essere parte della soluzione al cambiamento climatico.

Come commenta l’elezione di Roberta Metsola a presidente del Parlamento europeo? L’Aula si sposta più a destra?
Sì, senza dubbio. Noi non l’abbiamo votata, ma sono saltate le prassi democratiche di distribuzione delle cariche, che viene effettuata normalmente col metodo d’Hondt (un complesso meccanismo di calcolo per le votazioni, ndr) per il quale a noi sarebbero spettate due vicepresidenze e invece ne abbiamo ottenuta una sola. Questo ci dice che a votare per Metsola sono stati anche i sovranisti e questo si rifletterà sicuramente nei lavori dell’Aula. Una prevalenza nell’ufficio di presidenza di una maggioranza conservatrice che tiene fuori i Verdi e la coalizione progressista avrà le sue conseguenze.

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