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Giovedì, 26 Maggio 2022
Ambiente

"Serve una direttiva più stringente per la qualità dell'aria in Europa"

L'intervista alla eurodeputata Eleonora Evi (Verdi europei): "A Bruxelles serve una svolta, ma l'Italia è già oggi in ritardo"

Secondo l’Air Quality Status, uno studio della qualità dell’aria in Europa pubblicato dalla Commissione europea, il 97% della popolazione urbana dell’Ue vive in aree dove si sforano costantemente i valori limite di esposizione agli inquinanti stabiliti dall’Oms. Se l’Europa si adeguasse a questi valori limite, le morti premature dovute all’esposizione agli inquinanti atmosferici diminuirebbero del 70%. Esistono delle direttive Ue, che a loro volta fissano dei valori limite agli inquinanti atmosferici, ma per il Parlamento europeo non sono adeguate a contrastare il fenomeno e i suoi effetti mortali sulla popolazione. Ne abbiamo parlato con Eleonora Evi, eurodeputata dei Greens e membro della commissione Ambiente al Parlamento europeo.

Perché avete deciso di chiedere una revisione delle direttive esistenti sulla qualità dell’aria?
Il Parlamento europeo ha votato ad ampia maggioranza una relazione per rivedere la legislazione attuale, perché le raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità prevedono valori di inquinanti atmosferici più bassi rispetto a quelli stabiliti dalla Commissione. Parliamo in particolare di pm10, di pm2,5 , di ozono e di biossido di azoto. Tutti valori che l’Oms ha a sua volta rivisto quest’anno, abbassandoli – soprattutto biossido di azoto e particolato fine, il più pericoloso e subdolo. La Commissione con il Green Deal si è impegnata per raggiungere l’inquinamento zero: in questi obiettivi rientra anche l’inquinamento atmosferico, e una revisione delle direttive era già prevista per la fine del 2022. In realtà sono un po’ preoccupata: impegnandosi a rivedere la direttiva sulla qualità dell’aria, la Commissione prometteva livelli massimi di emissione simili a quelli dell’OMS. E questo non va bene: dobbiamo adeguarci a quei livelli, non solo avvicinarci.

Il progetto italiano che traccia lo smog

Quali sono gli strumenti migliori per garantire la qualità dell’aria?
È sicuramente molto impegnativo: mi rendo conto che per gli amministratori e il Governo recepire le indicazioni della Commissione è difficile. Oggi l’Italia è costantemente in infrazione, soprattutto per pm10 e biossido di azoto. Il rischio di una multa e della sentenza di condanna è sempre più concreto. La situazione lombarda è nota. Certo, i fattori fisici non aiutano, ma allo stesso tempo la Lombardia e tutto il Nord Italia sono tra le aree più ricche d’Europa, e non hanno scuse per non mettere in campo azioni concrete per evitare il peggio. Basterebbe non di aggravare la situazione costruendo nuove strade, come la Pedemontana, o impegnarsi di più sul fronte della mobilità pubblica pulita.  E in più c’è il tema dell’agricoltura e degli allevamenti intensivi.

Come si tengono insieme zone d’Europa così diverse tra loro, dal punto di vista dell’inquinamento ma anche della ricchezza?
Questo è sempre il cuore del problema. Ci sono strumenti di varia natura, per esempio esistono eccezioni alle regole studiate apposta per alcuni paesi: è stato fatto per permettere alla Polonia di avviarsi verso la decarbonizzazione senza gravi danni economici. E poi, soprattutto, c’è il nuovo debito comune e ci sono i nuovi fondi europei, che bisogna imparare a usare e sfruttare a pieno.

Cosa possiamo imparare dall’esperienza del Covid sulla qualità dell’aria?
Dobbiamo renderci conto che è il nostro modello di produzione, sviluppo e consumo intensivi che ci ha portato a questo. E poi ci sono sempre più studi che confermano che l’inquinamento atmosferico ha giocato ruolo nella diffusione del virus. Dobbiamo usare al meglio questa opportunità che l’Europa ci ha dato: a noi dei Verdi europei sembra che il Governo non sia stato in grado di stanziare queste risorse nel mondo migliore. Abbiamo mosso delle critiche su come il PNRR è stato scritto, ora speriamo nell’implementazione nera e propria delle risorse per poter abbracciare davvero la transizione ecologica.

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