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Giovedì, 18 Agosto 2022
Il voto

L'etichetta "verde" per gas e nucleare è salva: vale 2.300 miliardi solo nell'Eurozona

Il Parlamento europeo respinge la richiesta di centrosinistra e verdi di eliminare queste fonti dalla tassonomia "green". Ecco qual è la posta in palio

L'etichetta "green" per gas e nucleare è salva: il Parlamento europeo ha infatti respinto la risoluzione presentata dal centrosinistra e dai Verdi che mirava a bocciare l'inclusione di queste due fonti di energia nella tassonomia verde, il documento con cui l'Ue di fatto indica quali attività potranno godere dei sempre più giganteschi investimenti finanziari legati alla sostenibilità. Un bottino che secondo la Bce potrebbe valere nei prossimi anni intorno ai 2.300 miliardi.

La posta in palio, dunque, è elevata. Tanto più vista la crisi energetica attuale, che ha dato in qualche modo un sostegno a chi, all'interno del Parlamento europeo, ha sottolineato l'importanza di garantire investimenti a progetti per reattori nucleari, gasdotti e terminali di gnl che possano aiutare l'Europa a emanciparsi dalla dipendenza dalla Russia. Di contro, il gruppo dei Socialisti e democratici, di cui fa parte il Pd, i Verdi e altre forze tra cui il M5s hanno contestato che con questa tassonomia verranno tolte risorse fondamentali alla promozione una reale transizione verso le fonti rinnovabili. 

Per questa ragione, centrosinistra ed ecologisti hanno presentato una risoluzione per rigettare l'atto delegato con cui la Commissione, con il voto favorevole dei governi Ue, ha proposto di inserire gas e nucleare nella tassonomia. La risoluzione è stata respinta per qualche decina di voti, a sottolineare la spaccatura non solo dell'Aula, ma anche della stessa maggioranza che sostiene Ursula von der Leyen: il Ppe e la maggioranza dei deputati di Renew, che con i socialisti completano la cosiddetta "maggioranza Ursula", hanno difeso la proposta della Commissione, unendosi ai conservatori dell'Ecr e alla destra di Id, ossia i gruppo rispettivamente di Fratelli d'Italia e Lega.

Cos’è la tassonomia

La vicenda della tassonomia parte nel dicembre 2019, quando la Commissione ha presentato il Green new deal europeo, una grande strategia per combattere il cambiamento climatico e raggiungere la neutralità carbonica entro il 2050. Per centrare questi obiettivi, servono evidentemente delle regole il più possibile precise e condivise per orientare gli investimenti (pubblici ma soprattutto privati) in tutta l’Ue. Per rispondere a questa esigenza, Bruxelles ha redatto la cosiddetta tassonomia: “un sistema di classificazione che stabilisce una lista delle attività economiche sostenibili per l’ambiente” fornendo a imprese, investitori e decisori politici le “definizioni adeguate” di attività (e investimenti) sostenibili.

Dal luglio 2020 è in vigore il Regolamento sulla tassonomia, che definisce 6 obiettivi ambientali da perseguire: mitigazione del cambiamento climatico, adattamento al cambiamento climatico, uso sostenibile e protezione delle risorse idriche e marine, transizione verso l’economia circolare, prevenzione e controllo dell’inquinamento e protezione e restauro della biodiversità e degli ecosistemi. Per essere compatibile con l’ambiente, un’attività economica deve contribuire al raggiungimento di almeno uno di questi obiettivi senza produrre impatti eccessivamente negativi sugli altri, rispettando al contempo alcune garanzie sociali minime.

I dettagli tecnici di questo “vocabolario della sostenibilità” (cioè la lista effettiva di quali attività andranno considerate “green”) sono state specificate dalla Commissione tramite degli atti delegati, tra cui quello su gas naturale e nucleare, che è stato presentato all'inizio dell'anno e che ha provocato una battaglia che ha diviso governi e forze politiche europee. Tra gli Stati membri, il braccio di ferro è stato soprattutto tra Germania e Francia: Berlino si è opposta all'inserimento del nucleare caro a Parigi, ma alla fine le sue obiezioni sono state più di facciata, che di sostanza, visto che in gioco c'è anche il gas e la Germania ha bisogno di attrarre investimenti per i terminali gnl, per esempio. La soluzione che ha messo d'accordo tutti è stata quella di considerare gas e nucleare come fonti di transizione: non sono verdi, ma servono a rendere più "green" il settore energetico in attesa di uno sviluppo maggiore delle rinnovabili. 

L’impatto sui fondi d’investimento

Come dicevamo, dietro la tassonomia non c'è certo una questione di mera “etichetta”. Per le imprese, infatti, condurre un’attività definita “verde” garantirà l’accesso ai fondi per la finanza sostenibile messi a disposizione dagli investitori privati e pubblici. Solo nell'Eurozona, nel 2020, la fetta di green bond sul totale dei fondi d'investimento era pari all'1,3%, ossia intorno ai 294 miliardi di euro. Secondo la Bce, tale quota è destinata a raggiungere nei prossimi anni il 10%, potenzialmente intorno ai 2.300 miliardi. 

Proprio la Banca centrale europea ha dato un segnale in questi giorni comunicando che avrebbe escluso gli attori economici meno sostenibili dai suoi programmi di acquisto di titoli, un portafoglio di corporate bond che vale 386 miliardi. Francoforte ha messo in chiaro che la sua politica monetaria, da ora in avanti, terrà conto della necessaria lotta al cambiamento climatico. “Le misure - si legge in una nota della Banca centrale - mirano a ridurre il rischio finanziario connesso ai cambiamenti climatici nel bilancio dell'Eurosistema, incoraggiare la trasparenza e sostenere la transizione verde dell’economia”.

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