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Venerdì, 27 Maggio 2022
Energia

Esperti Ue bocciano nucleare e gas come fonti verdi. Si riapre la partita sulla tassonomia

Il parere scientifico arriva dopo un documento congiunto di quattro governi contrari alla proposta. Anche i Socialisti annunciano che voteranno contro le fonti ‘ambra’ se presentate come sostenibili

Si riapre la partita sul ‘bollino’ verde Ue riconosciuto a nucleare e gas. L’inserimento, ad opera della Commissione europea, delle controverse fonti energetiche tra gli investimenti sostenibili nell’ormai famosa bozza di tassonomia, quella inviata ai governi nazionali la notte di San Silvestro, è stata bocciata dal panel di esperti interpellati dalla stessa Commissione. E poco importa che si tratti di un’encomiabile dimostrazione di indipendenza scientifica o di un clamoroso autogol. Il parere negativo ha dato il via a una reazione a catena che ha rimesso in dubbio l’approvazione della proposta così com'era stata formulata nelle ultime ore dell'anno scorso.

L’esecutivo Ue aveva chiesto a un gruppo di consulenti di esprimersi sulla “tassonomia della finanza sostenibile”. Si tratta del documento della Commissione che include, a determinate condizioni, la produzione energetica tramite centrali nucleari o impianti a gas naturale tra le attività green e per questo raccomandate agli investitori privati. Nella risposta degli esperti, riportata oggi dall’agenzia Reuters, si avverte che le norme proposte sul nucleare "non dovrebbero essere portate avanti" perché non garantiscono che le centrali non danneggino significativamente l’ambiente, dato l’arcinoto rilascio di scorie radioattive. Anche la proposta sul gas naturale viene bocciata, con l’eccezione dei soli impianti di ultimissima generazione con emissioni massime equivalenti a 100 grammi di CO2 per kWh.

Nella serata di ieri il fronte del ‘no’ alla classificazione di nucleare e gas come fonti verdi, piuttosto taciturno nelle ultime settimane, aveva ridato segnali di vita con un documento congiunto presentato dai governi di Spagna, Austria, Danimarca e Lussemburgo in occasione del Consiglio informale tra i ministri dell’Ambiente e dell’energia che si tiene in questi giorni ad Amiens, in Francia. Sbattere sul tavolo dell’attuale presidenza del Consiglio Ue, che in questo semestre spetta alla ‘nuclearista’ Francia, un documento contrario all’energia dell’atomo e del gas è stata una prima battuta d’arresto per il fronte del ‘sì’ alla proposta della Commissione, che poche ore dopo avrebbe subito due sconfitte ben più difficili da digerire.

La prima è stata la bocciatura del documento da parte degli esperti interpellati dalla stessa Commissione, di cui si è già dato conto nei paragrafi precedenti. La seconda è stata la lettera nella quale il gruppo dei Socialisti e Democratici del Parlamento europeo, che conta 144 eurodeputati, ha annunciato il suo ‘no’ alla proposta. “La bozza sul nucleare e sul gas presentata dalla Commissione europea non risponde all'ambizione del regolamento sulla tassonomia di stabilire un ‘golden standard’ basato sulla scienza per gli investimenti sostenibili a livello dell’Ue”, ha affermato Simona Bonafè, vicepresidente del gruppo nonché relatrice ombra nella commissione Ambiente. Più esplicito il suo collega di partito Ue Paul Tang: “Non vediamo come il gruppo S&d possa sostenere questa proposta della Commissione”. “Una via da seguire - ha spiegato l’eurodeputato olandese - è creare una categoria ambra per il gas e il nucleare attraverso un emendamento al regolamento sulla tassonomia” dal momento che le due fonti energetiche “contribuiscono agli obiettivi di sostenibilità, ma non possono essere definite sostenibili di per sé”.

Al netto della contrarietà dei Socialisti, rimangono le critiche dell’intero emiciclo per le modalità di stesura del documento che hanno relegato gli eurodeputati al ruolo di spettatori. Diversi esponenti Popolari e Conservatori, sulla carta favorevoli al documento, hanno attaccato l’azione della Commissione, che avrebbe trattato il dossier nell’assoluta riservatezza. 

La proposta di tassonomia tecnicamente non è ancora stata adottata dalla Commissione, che avrà bisogno di incassare anzitutto l’ok del Collegio dei commissari per poi presentare il documento al Parlamento europeo e al Consiglio. Questi ultimi non hanno potere di modifica, ma possono solo approvare o bocciare la proposta. Per respingere il documento in Consiglio ci vuole il ‘no’ di 20 esecutivi che rappresentino almeno il 65 per cento della popolazione Ue. In Parlamento basta invece la maggioranza assoluta dell’Aula.

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