Energia, per colpa del gas l'Italia rischia di pagare caro

Il nostro piano nazionale è lontano dal raggiungere i target fissati nel 2030. Rischiamo di dover acquistare quote da altri o pagare sanzioni. Anche la Germania in ritardo

L'Italia, insieme a Spagna e Lussemburgo è tra "i pochi Paesi" ad aver proposto contributi "sufficienti" per raggiungere il target Ue di riduzione del 32,5% dei consumi energetici grazie all'aumento dell'efficienza. Eppure secondo le valutazioni della Commissione europea rischiamo lo stesso delle sanzioni o comunque di dover acquistare quote di emissioni da altri Stati che inquinano meno. Questo perché la "centralità del gas nel futuro mix energetico" italiano "sembra essere in contraddizione con gli obiettivi dichiarati di decarbonizzazione" dell'economia nazionale. L'esecutivo comunitario lo spiega nella valutazione dei piani nazionali energia e clima al 2030. Allo stato attuale le bozze dei piani nazionali energia e clima 2021-2030, sottolinea la Commissione, presentano contributi insufficienti sia per le energie rinnovabili che per l'efficienza energetica.

Rinnovabili

Per le fonti rinnovabili il divario rispetto agli obiettivi Ue al 2030 (almeno il 32% dei consumi) è dell'1,6%. Il traguardo per l'efficienza energetica (ridurre i consumi di almeno il 32,5%), potrebbe essere mancato del 6%. Il piano italiano, scrive Bruxelles, si basa ampiamente sulla strategia energetica nazionale del 2017, con obiettivi ambiziosi che richiederanno un pacchetto 'robusto' di politiche e misure. Servono più dettagli sull'impegno, ribadito, di eliminare la produzione di elettricità da carbone entro il 2025, mentre gli sforzi fatti per ridurre le emissioni nei trasporti e nell'edilizia dovrebbero essere sufficienti per raggiungere il taglio del 33% nei settori non-Ets (definizione che include anche l'agricoltura). L'Italia e gli altri Paesi europei hanno tempo fino al 31 dicembre per aggiornare il piano con le raccomandazioni della Commissione, oppure rendere pubbliche le motivazioni per cui non intende seguire tali raccomandazioni.

L'analisi indipendente

Secondo un'analisi del gruppo Transport&Environment, gruppo di pressione che mira a ridurre l’impatto ambientale nel settore dei trasporti, gran parte degli Stati membri non riuscirà a raggiungere gli obiettivi di riduzione della CO2 entro il 2030 stabiliti in sede Ue. Secondo lo studio solo i primi tre - Olanda, Regno Unito e Spagna - ottengono la sufficienza con riferimento ai traguardi da raggiungere nei prossimi anni. L'Italia risulta al 17mo posto tra i 28 Paesi Ue. Anche nella loro analisi il nostro Paese esce penalizzato dall’uso del gas naturale nei trasporti, nonostante auto e camion alimentati a gas producano emissioni serra analoghe a quelle dei veicoli a benzina e diesel.

Puntare sulle ferrovie

L’Italia potrebbe, secondo gli esperti, risalire la china dal 17mo posto, se si decidesse a investire di più sulla rete ferroviaria. “Positiva nel piano italiano - si legge - è l’attenzione conferita al potenziamento del trasporto su ferro sia passeggeri che merci e la ricorrente menzione all’intermodalità”. "Quello che preoccupa maggiormente nella bozza di Piano inviata dal Governo italiano a Bruxelles è la promozione del gas naturale nei trasporti. Il gas è un combustibile fossile e in quanto tale va nella direzione opposta alla decarbonizzazione” afferma Veronica Aneris, manager per l'Italia di T&E.

Emissioni zero

“Se vogliamo centrare l'obiettivo di Parigi - spiega - è necessario adottare sin da ora misure in grado di mettere il settore sulla giusta rotta per un trasporto a emissioni zero, come la mobilità elettrica, su cui attualmente il Piano punta in maniera troppo timida”. L’analisi precisa che “la Germania, prima economia europea, è quindicesima e si prepara a pagare miliardi di euro agli altri Paesi per i mancati target di emissioni al 2030”. “Tutti i Paesi hanno bisogno di implementare politiche ben più efficaci per le riduzioni di emissioni nei trasporti proposte fino a oggi”, si legge nello studio.

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