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Lunedì, 27 Giugno 2022
Il cambio di scenario / Belgio

Gli ecologisti europei cambiano idea sul nucleare a causa della Russia

Germania e Belgio avrebbero dovuto dire addio definitivamente all’energia atomica nei prossimi anni. Ma gli ambientalisti stessi ammettono: questa battaglia storica va rinviata

La situazione in termini di approvvigionamento energetico è cambiata drasticamente negli ultimi giorni, in particolare a causa dell’invasione russa dell’Ucraina voluta da Vladimir Putin. Così, dopo il dietrofront della Germania sulla chiusura delle centrali nucleari che era prevista per la fine di quest'anno, anche il Belgio si prepara a fare marcia indietro per far fronte all’emergenza.

Il premier di Bruxelles, Alexander De Croo ha rivalutato l’accordo concluso il 23 dicembre scorso dai sette partiti della cosiddetta 'coalizione Vivaldi' (un richiamo alle 'Quattro stagioni' del compositore italiano e alle quattro famiglie politiche che sostengono l'esecutivo: liberali, verdi, socialisti, social-cristiani), su una possibile uscita dal nucleare. "La situazione attuale è molto diversa da quando abbiamo preso la decisione", ha affermato il liberale. E così il governo sta mettendo in piedi un nuovo piano, presupponendo vari scenari.Come riporta Rtl la ministra dell'Energia, Tinne Van der Straeten, del partito dei Verdi, ha spiegato che il piano A consiste nel procedere nella strada segnata e andare verso l’eliminazione definitiva dell'energia nucleare entro il 2025 mentre il piano B prevede una ulteriore proroga della chiusura di due reattori più recenti, Tihange 3 e Doel 4. "Il governo deciderà sulla base dei fatti. I piani A e B devono essere esaminati allo stesso modo. Lo faremo, sicuramente nel contesto attuale, ma ci aspettiamo che anche gli altri decidano senza tabù", ha garantito la ministra.

Anche se gli ecologisti dichiarano che rifiuteranno “tutto ciò che non acceleri la transizione, non rafforzi la nostra indipendenza energetica e non consenta un migliore controllo dei costi”, riconoscono anche che bisogna tenere in considerazione che "il mondo è cambiato”, ha detto il co-presidente degli Ecolo, Jean-Marc Nollet, motivando l’adattamento della posizione del partito politico belga sull'estensione dell’utilizzo di due reattori nucleari oltre il 2025. Si prospettano dunque giorni cruciali per il governo, che dovrà prendere una decisione finale sul ritiro del nucleare entro il 18 marzo. A tal proposito, il politico ecologista ha consigliato di non “arenarsi” su questa data: vista l’incertezza del momento, “dobbiamo lasciare almeno qualche giorno per vedere se abbiamo le risposte”. L’importante, ha concluso, “è non tirarla per le lunghe”.

La Repubblica federale tedesca aveva previsto l'addio all'energia atomica, anche prima del Belgio: entro il 2022. Ma a causa della situazione d’emergenza causata dall'invasione dell'Ucraina, “il funzionamento delle tre centrali attive nel Paese oltre il dicembre 2022 è in discussione, anche se ci sono delle difficoltà”, ha annunciato la scorsa settimana il ministro dell'Economia nonché leader dei Verdi Robert Habeck. Un funzionamento più lungo delle restanti centrali nucleari in Germania potrebbe "aiutare molto nel breve periodo", ha sostenuto Markus Söder, presidente della Bavaria. Habeck ha sottolineato che sul lungo periodo l’indipendenza energetica tedesca dall’estero sarà assicurabile solo tramite una transazione completa verso energie rinnovabili, ma a suo avviso il nucleare costituisce una soluzione a breve e medio termine per mettere al sicuro la Germania dallo sconvolgimento degli equilibri internazionali.

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