Venerdì, 17 Settembre 2021
Ambiente

"Dimezzare il consumo di carne e formaggi per salvare l'ambiente", l'appello di Greenpeace all'Europa

Sotto accusa gli allevamenti intensivi che, secondo l'organizzazione ambientalista, entro il 2050 potrebbero essere responsabili del 50% delle emissioni di gas serra in tutta l'Ue. E aumentare la resistenza dell'uomo agli antibiotici. La soluzione? Mangiare meno prodotti di origine animale

MARCO BUCCO/ANSA.

Per evitare gli impatti più devastanti dei cambiamenti climatici e rispettare l'Accordo di Parigi bisogna dimezzare produzione e consumo globale di carne e prodotti lattiero caseari entro il 2050. Lo afferma il rapporto di Greenpeace "Meno è meglio". In Europa, chiede Greenpeace, la riforma della Pac (Politica agricola comune) deve facilitare la transizione dal modello degli allevamenti intensivi a forme di agricoltura e di allevamento ecologiche.

"Gli allevamenti intensivi sono una grande fonte di emissioni di Co2, di inquinamento dell'aria e dell'acqua e possono causare seri problemi alla salute tra cui lo sviluppo della resistenza agli antibiotici - dichiara Federica Ferrario, responsabile campagna agricoltura sostenibile di Greenpeace Italia - L'Italia e l'Unione europea devono garantire che l'imminente riforma della Pac acceleri il passaggio a una produzione sostenibile di ortaggi e verdure e a ridurre gli allevamenti industriali, ritirando il sostegno della produzione intensiva di animali". 

Tre animali su 4 in allevamenti in intensivi

Secondo il rapporto di Greenpeace, tre animali su quattro allevati in Europa sono tenuti in un ristretto numero di grandi allevamenti intensivi, mentre i piccoli produttori hanno ridotto il loro bestiame del 50%. "Se non affrontiamo rapidamente la questione - fa sapere l'associazione ambientalista - il contributo dell'agricoltura alle emissioni di gas serra nel 2050 potrebbe arrivare al 52% delle emissioni totali. Il 70% di questo contributo è previsto proprio dai settori della produzione di carne e prodotti lattiero-caseari". In Europa, si legge ancora nel rapporto di Greenpeace, gli allevamenti contribuiscono già alle emissioni di gas serra per il 12-17%. Inoltre, contribuiscono all'inquinamento dell'acqua, in particolare con azoto e fosforo, e dell'aria, soprattutto con emissioni di ammoniaca e polveri sottili (PM2.5)

I rischi sanitari

Non meno gravi gli impatti sanitari: per l'Oms (Organizzazione mondiale della sanità), l'Efsa (Agenzia europea per la sicurezza alimentare) e il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) la resistenza agli antibiotici è "una delle maggiori minacce alla salute umana". Un rapporto congiunto Efsa/Ecdc conferma la presenza negli animali allevati di batteri che hanno sviluppato resistenza ad antibiotici di importanza cruciale. E l'Italia è seconda solo alla Spagna in Unione europea per uso di antibiotici negli allevamenti.

"La necessità di ridurre domanda e offerta di prodotti di origine animale è ormai il pensiero dominante nella comunità scientifica. Solo una significativa riduzione del consumo di carne e latticini ci garantirà un sistema agroalimentare adatto per il futuro, a beneficio degli esseri umani e del Pianeta", dichiara Pete Smith dell'Università di Aberdeen, che ha preso parte ai lavori dell'Ipcc, il Panel intergovernativo sui cambiamenti climatici. 

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

"Dimezzare il consumo di carne e formaggi per salvare l'ambiente", l'appello di Greenpeace all'Europa

Today è in caricamento