Crepe nel reattore, ma la centrale nucleare va avanti

Succede in Belgio, dove sono attive ancora due centrali costruite tra gli anni '70 e '80. Per i giudici non ci sono pericoli per la sicurezza. Ma dalla Germania all'Olanda, cittadini e sindaci chiedono a Bruxelles di fermarle

La centrale nucleare di Tihange, in Belgio, non verrà spenta, almeno per ora. E questo nonostante lungo le pareti del serbatoio del reattore si siano aperte diverse crepe che hanno provocato le proteste di cittadini e sindaci, con oltre 500mila firme raccolte e varie denuncie per chiedere lo stop definitivo alla centrale. Ma per i giudici che hanno condotto per 3 anni le indagini, il reattore Tihange 2 può andare avanti. 

La vicenda risale al 2015, quando per la prima volta furono evidenziate delle crepe nel serbatoio del reattore. Un problema che riguarda anche un'altra centrale nucleare belga, Doel 3. Data la vicinanza ad altri Paesi Ue, i cittadini dei comuni limitrofi riuscirono a coinvolgere anche cittadini e istituzioni locali in Olanda, Germania e Lussemburgo, tutti preoccupati per quella centrale ormai vecchia che lo Stato belga si ostina a mantenere aperta. I reattori di Tihange, come quelli di Doel, infatti, sono stati costruiti tra gli anni '70 e l'inizio degli anni '80. Entrambre le centrali hanno un ciclo di vita di 40 anni e per questa ragione, Tihange 2 dovrà essere spento nel 2023.

Il movimento anti-nucleare ha provato ad anticipare i tempi. Ma le sue istanze si scontrano con la difficoltà del Belgio a garantirsi un approvvigionamento energetico, visto anche la situazione non entusiasmante delle casse pubbliche. Non a caso, nel 2018, il governo provò a riaprire il più vecchio dei reattori di Tihange, mentre i reattori 1 e 2 di Doel, che avrebbero dovuto chiudere nel 2015, sono stati mantenuti attivi oltre quella data per ragioni di sicurezza energetica e in assenza di una valutazione di impatto ambientale. 

Tornando a Tihange, i giudici hanno asserito che le crepre del serbatoio non destano al momento preoccupazioni. Engie Electrabel, la società che gestisce la centrale ha espresso "soddisfazione" per la decisione del tribunale che conferma le valutazioni fatte da "numerosi esperti del tutto indipendenti che hanno dimostrato che il funzionamento dell'unità non presentava un rischio in termini di sicurezza nucleare”. Diverso il parere del fronte antinucleare, secondo cui il reattore "resta pericoloso". "Lo è da anni. Abbiamo rapporti di esperti internazionali che lo dicono", conclude un portavoce.

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