Non solo Tav, c'è anche il Brennero tra le grandi opere nel mirino della Corte dei Conti Ue

I giudici comunitari lamentano ritardi nella costruzione, rapporti costi benefici sfavorevoli, impatti ambientali alti e mancate consultazioni con le popolazione locali

Foto archivio Ansa - Claudia Tomatis

L'Europa ha un problema con le grandi opere. Fa fatica a costruirle, a rispettare i costi e i tempi dei progetti e anche a far accettare alle popolazioni locali la loro costruzione. Lo rivela un rapporto della Corte dei Conti comunitaria che ha esaminato otto grandi progetti in 13 Paesi per un valore di 54 miliardi di euro, di cui 7,5 miliardi di euro provenienti da Bruxelles.

Ritardi

In sei di quelli esaminati sono state riscontrate delle criticità e per loro si prevede un completamento molto in ritardo rispetto a quanto pianificato. Tra questi c'è l'ormai celebre Alta velocità Torino Lione, ma anche un valico i cui lavori di ampliamento sono meno conosciuto ma comunque problematici: quello del Brennero, che collega Austria e Italia e fa parte del corridoio scandinavo-mediterraneo che arriva anche in Germania. Il ritardo medio nella costruzione di questi progetti è di 11 anni, ma i due italiani sono tra i peggiori facendo segnare, nelle previsioni, ritardi rispettivamente di 15 e 12 anni.

Critiche alla Tav

La Tav nello specifico viene criticata sotto tre aspetti: analisi costi-benefici sfavorevole, forte impatto ambientale e mancato coinvolgimento delle popolazioni locali. Il report sottolinea che nell'ultima analisi dei costi, su cui non c'è accordo tra Italia e Francia, “il valore attuale netto dell’investimento si colloca in un intervallo compreso tra i -6,1 miliardi di euro e i -6,9 miliardi di euro; in altre parole, ancora una volta, i costi per la società sarebbero molto più alti dei benefici derivanti dalla costruzione”, anche se poi afferma che “Da allora, sono state redatte numerose contro-analisi. Queste ultime hanno evidenziato debolezze nella metodologia utilizzata per l’analisi precedente, e nella maggior parte dei casi sono giunte a cifre differenti”.

Impatto ambientale

Per quanto riguarda le emissioni i giudici rilevano che la costruzione di nuove grandi infrastrutture di trasporto è una fonte rilevante di emissioni di Co2, mentre i vantaggi ambientali dipendono dal volume di traffico effettivamente trasferito da altri modi di trasporto più inquinanti. E per la Tonino Liono se da una parte le stime iniziali parlavano di un beneficio netto in termini di emissioni “prima di 25 anni dopo l’inizio dei lavori”, gli esperti consultati dalla Corte hanno invece concluso che le emissioni verranno compensate “solo 25 anni dopo l’entrata in servizio dell’infrastruttura”, cioè molto dopo. E questo nel migliore dei casi perché “se i livelli di traffico raggiungono solo la metà del livello previsto, occorreranno 50 anni”.

Coinvolgimento dei cittadini

Infine per la Tav si lamenta il basso coinvolgimento dei portatori d’interesse che “è vantaggioso per tutti coloro che prendono parte al processo decisionale”. E il “fallimento” di questo processo per la Torino Lione sarebbe dimostrato dal fatto che “più di 30 cause diverse sono state intentate contro l’Ift (infrastruttura-faro nel settore dei trasporti, ndr) da associazioni o privati cittadini che si opponevano ad essa per ragioni ambientali o di procedura”.

La galleria del Brennero

Per quanto riguarda la galleria del Brennero, la cui apertura ufficiale sarebbe prevista per il 2028 I e costi originariamente stimati a circa 6 miliardi di euro, la Corte lo colloca tra quelle per cui c'è “rischio che le previsioni di traffico” siano “oltremodo ottimistiche”. Per la galleria i tre stati interessati dal corridoio (Italia, Austria e Germania), “non hanno condotto uno studio armonizzato del traffico e hanno messo in dubbio ognuno le cifre e i metodi dell’altro, mentre la Commissione non ha effettuato una propria analisi indipendente dei bisogni”.

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Costi-benefici

Al momento, lamentano i giudici “né l’Ue, né Austria, Italia e Germania hanno mai effettuato una analisi costi-benefici strategica generale per l’intera tratta Monaco-Verona, lunga 445 chilometri”, e se nel 2007 un’analisi “ha calcolato un rapporto tra benefici e costi pari a 1,9”, la Corte “ha osservato che, nel tempo, i costi ed i ritardi erano aumentati e i livelli di traffico previsti erano diminuiti, incidendo negativamente su detto rapporto”. Come se non bastasse, nonostante l'anno scorso sia stata fatta un'altra analisi, che dà risultati più positivi, “essa non è basata su uno studio del traffico armonizzato tra gli Stati membri e non include le linee di accesso settentrionali in territorio tedesco”. Insomma non è affidabile. Infine nel report dei giudici comunitari lamentano che il collegamento Monaco-Verona “potrebbero essere ritardate fino ad una data compresa tra il 2040 e il 2050”, e ciò “impedirebbe che questa IFT esplichi pienamente i suoi benefici per altri 20 anni”.

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