Il coronavirus ‘convince’ l’Ue: stop a 200 miliardi di sussidi a fonti fossili

Stop ai combustibili fossili, via libera alle rinnovabili. La pandemia, unita al crollo del prezzo del petrolio, spinge Bruxelles a investire sull'economia verde

Più grande è il problema, maggiori sono le opportunità. La regola numero uno degli imprenditori americani della Silicon Valley potrebbe trovare applicazione nel complicato scenario del mercato energetico europeo, alle prese con gli effetti devastanti della crisi economica dovuta al coronavirus, ma anche al crollo del prezzo del petrolio. La Commissione europea sta infatti pensando di cogliere la palla al balzo per ‘liberarsi’ definitivamente dei sussidi al settore delle energie fossili e investire i soldi risparmiati nella transizione verso un’Europa a zero emissioni, come previsto dal piano Green Deal. 

Green Deal come strategia economica

L'Unione europea mira infatti a diventate neutra dal punto di vista climatico entro il 2050. Un strada in salita, che parte dall’obiettivo di medio termine di dimezzare le emissioni di CO2 entro il 2030. Una strategia che nel contesto del coronavirus, anziché essere ritirata (come hanno chiesto da alcuni esponenti politici e dalle lobby delle fonti fossili), si trova ora al centro del piano di ripresa economica dalla pandemia.

"Sbarazzarsi dei sussidi ai combustibili fossili"

A confermarlo è la commissaria all’energia, Kadri Simson. Parlando con l’agenzia americana Bloomberg News, la commissaria ha dichiarato che questo è “un buon momento per riflettere su come il nostro quadro normativo - compresi i sistemi fiscali - possano meglio supportare un futuro più sostenibile e resiliente”. “Sbarazzarsi dei sussidi ai combustibili fossili mentre si abbassano le tasse sull'elettricità può spingerci nella giusta direzione, senza esercitare troppa pressione sui consumatori”, sottolinea la Simson.

I costi 

Secondo uno studio del Parlamento europeo l’Ue spende fino a 200 miliardi di euro all'anno per sovvenzionare petrolio, carbone e gas naturale. Una spesa in netto contrasto con gli sforzi sostenuti pubblicamente di riduzione dei gas serra. D’altro canto, anche la transizione verso un sistema produttivo eco-sostenibile costa ingenti somme di denaro. Con riferimento all'obiettivo attuale di ridurre le emissioni Ue del 40% entro il 2030, si calcola che saranno necessari investimenti aggiuntivi per 260 miliardi di euro l’anno.

Il lavoro della Commissione

Mentre le lobby e associazioni ambientaliste chiedono da tempo l'azzermento dei sussidi per la produzione e il consumo di combustibili fossili, la maggior parte degli Stati membri non ha nemmeno delineato un piano di superamento di tali sussidi, che vada a salvaguardare i posti di lavoro. La Commissione, assicura la Simson, sta contattando direttamente le aziende e le associazioni imprenditoriali per fare un piano che vada a supportare nuovi posti di lavoro e crescita nei settori dell’efficienza energetica, delle energie rinnovabili, dell’idrogeno pulito e delle cosiddette infrastrutture verdi.

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"La crisi ci aiuta a vedere il futuro"

Gli shock sull’economia dovuti al coronavirus e al crollo del prezzo del petrolio hanno portato a “una fase di instabilità”, con tariffe energetiche altamente instabili e un peggioramento delle prospettive per le energie rinnovabili a causa delle interruzioni nelle catene di approvvigionamento. “Allo stesso tempo, la crisi ci ha fornito un'istantanea del futuro: in molti Paesi, la penetrazione delle energie rinnovabili è notevolmente aumentata e questo diventerà sempre più comune”, ha affermato la Simson. “Molti investitori - conclude - si stanno allontanando dai combustibili fossili per andare verso energie rinnovabili, dove vedono rendimenti a lungo termine più elevati. Ecco perché credo che il piano di ripresa sia un'opportunità per accelerare il sostegno alle energie rinnovabili”. 

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