Così il coronavirus ha “salvato” 11mila persone in Ue, con il lockdown meno emissioni nocive

Le misure di quarantena hanno quasi dimezzato le quantità di biossido di azoto nell'atmosfera, un inquinante che proviene principalmente dai veicoli diesel

Foto Ansa - EPA/Alberto Valdes

La pandemia di coronavirus ha portato via tante, troppe vite, ma a quanto pare molte altre ne avrebbe salvate. O meglio, il lockdown deciso da diversi Stati del mondo per fermare la diffusione del Covid-19 ha avuto effetti positivi non solo riguardo al contagio.

Meno inquinamento

La quarantena ha determinato una significativa riduzione delle concentrazioni di inquinanti atmosferici che avrebbe, nei fatti, salvato ben 11mila vite in Europa, 1.490 soltanto in Italia. Lo afferma un recente studio del Centro di ricerca per l’energia e l’aria pulita (Crea) mette in risalto gli effetti positivi della  riduzione dell’utilizzo di combustibili fossili legata al confinamento con il conseguente miglioramento della qualità dell’aria nelle nostre città, e quindi della nostra salute.  Come afferma una nota della Onlus “Cittadini per l'Aria” secondo lo studio in Italia negli ultimi mesi ci sarebbe stato stato un decremento medio del 40-45% del biossido di azoto (NO2), un inquinante che proviene principalmente dai veicoli diesel.

In Lombardia -45% No2

In Lombardia, per esempio, il lockdown ha determinato una diminuzione di almeno il 45% dell’NO2, secondo quanto affermato dai ricercatori del centro aerospaziale tedesco (Dlr) che incrociando i dati delle stazioni di monitoraggio degli inquinanti al suolo, quelli del satellite europeo Sentinel 5P e tenendo in considerazione i dati meteorologici del periodo, hanno evidenziato l’indiscutibile legame tra il crollo dell’NO2 e la riduzione delle attività umane, in particolare il crollo del traffico durante i mesi di quarantena. Il biossido di azoto è un inquinante molto dannoso per la salute umana, moltissimi studi ne hanno ormai acclarato gli effetti sul sistema cardio circolatorio e polmonare degli esseri umani, oltre che i problemi per lo sviluppo subiti da bambini esposti a questa sostanza durante la gravidanza e nei primi anni di vita.

Italia tra i più esposti

L’ultimo rapporto dell’Agenzia Europea per l’Ambiente evidenzia che, a livello europeo, il 7% della popolazione è esposta a concentrazioni di biossido di azoto oltre i limiti legali: purtroppo gran parte di questa quota di cittadini europei vive nel nostro paese, spesso in Pianura padana e in altre città italiane come Roma e Napoli. L’Italia, con le sue 14.600 morti premature l’anno, è il primo paese europeo per decessi causati dall’NO2.

Serve un cambio di direzione

“Questa crisi rappresenta una cartolina dal futuro che indica chiaramente le azioni da mettere in campo. Gli amministratori hanno oggi la possibilità di cambiare davvero, dando strada alla mobilità sostenibile nelle nostre città e nelle aree metropolitane, riducendo così l’inquinamento atmosferico e il danno alla salute dei cittadini”, ha chiesto Anna Gerometta, presidente di Cittadini per l’aria chiedendo più spazi per le persone, le bici, sostegno al trasporto pubblico efficiente, ai mezzi commerciali a emissioni zero, e più verde nelle città. Serve inoltre affrontare al più presto il tema delle emissioni navali nelle città di porto. Tutte queste misure, secondo Gerometta, permetterebbero anche di “essere più forti di fronte a nuove ondate del virus, visto che sappiamo che il Covid19 colpisce con più aggressività coloro che hanno patologie ricollegabili alla cattiva qualità dell’aria”.

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