Parlamento Ue: "Ridurre le emissioni del 60% entro il 2030". Ma Lega, FdI e FI votano no

Gli eurodeputati approvano, con soli 26 voti di scarto, un emendamento per abbattere ulteriormente l'inquinamento in Europa. Proteste dal centrodestra: "Posti di lavoro a rischio con taglio eccessivo"

Foto Ansa - EPA/ROLEX DELA PENA

Il Parlamento europeo punta in alto e vuole aumentare le ambizioni ambientali dell'Unione per quanto riguarda la riduzione delle emissioni, portandola addirittura al 60% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990. Una risoluzione approvata dall'Aula mira a tradurre in disposizioni legislative l’impegno preso dalle istituzioni Ue di azzerare le emissioni nette di CO2 entro il 2050. Ma mentre i principi cardine del Green Deal trovano un largo consenso nell’emiciclo europeo, la questione della riduzione al 60% è risultata puttosto controversa al punto tale che è passata per un soffio.

L'emendamento che chiedeva la sua introduzione è stato approvato con soli 26 voti di scarto (352 voti a favore, 326 contro e 18 astenuti) grazie al sostegno trasversale che ha visto coalizzarsi due gruppi di maggioranza, quello dei Socialisti & Democratici e quello di Renew Europe (il gruppo liberale di cui fa parte La République En Marche di Emmanuel Macron), con due di opposizione, Verdi e Sinistra Unita Gue. Contrario alla modifica il centrodestra Ue, composto dai Popolari, che sono il principale gruppo di maggioranza, i Conservatori e Riformisti (pure loro nella maggioranza che ha sostenuto la Commissione von der Leyen) e l'estrema destra del gruppo Identità e Democrazia. Tra le delegazioni italiane a votare contro l'innalzamento degli obiettivi climatici sono stati Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia. Favorevoli alla stretta sulle emissioni gli europarlamentari del Partito democratico, Movimento 5 stelle e Italia Viva.

Con l’approvazione del testo finale il Parlamento europeo aumenterà in pratica del 5% il taglio delle emissioni richiesto dalla Commissione europea, che l'esecutivo nella sua proposta aveva fissato al 55% rispetto a quelle del 1990. La posizione dell'Assemblea comunitaria dovrà poi essere bilanciata con quella del Consiglio Ue, che molto probabilmente si dimostrerà molto meno ambizioso.

“L'obiettivo della riduzione del 60% delle emissioni di gas serra entro il 2030 che abbiamo appena adottato è finalmente un passo nella giusta direzione”, è stato il commento di Marie Toussaint, eurodeputata dei Verdi e membro della commissione Ambiente. Ma “per rispettare l'accordo di Parigi - aggiunge l’ambientalista - l’obiettivo europeo per la riduzione delle emissioni di gas serra avrebbe dovuto essere del 65, o addirittura del 70%”, ha aggiunto.

Il Partito popolare europeo avrebbe potuto far saltare l'intera risoluzione votando contro ma alla fine ha deciso di astenersi. A dissentire dalla linea del primo partito Ue sono stati una quarantina di eurodeputati popolari. Alla votazione finale, il testo è passato con 392 favorevoli, 161 contrari e 142 astensioni.

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L’eurodeputato Peter Liese del Partito popolare si è rammaricato del fatto “che la maggioranza del Parlamento non abbia sostenuto la proposta” originaria della Commissione europea "e ha invece votato a favore dell’eccessivo taglio del 60%” delle emissioni che, ha affermato, “sinceramente non ci piace e pensiamo che metta davvero in pericolo i posti di lavoro”. L’esponente della Cdu di Angela Merkel si è detto comunque “fiducioso” del fatto che il Consiglio Ue (dove sono rappresentati i Governi nazionali) “farà attenzione” e che quindi si tornerà “alla proposta del 55%”.

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