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Lunedì, 20 Maggio 2024
Il caso

"L'ex Ilva continua ad avvelenare Taranto, Bruxelles deferisca l'Italia alla Corte Ue"

L'atto d'accusa dell'eurodeputata Rosa D’Amato e delle associazioni tarantine. Pioggia di petizioni al Parlamento europeo per sollecitare la Commissione a portare avanti la procedura d'infrazione

"È giunta l’ora che la Commissione europea deferisca l’Italia alla Corte di giustizia Ue per il disastro ambientale e sanitario che Taranto e i tarantini continuano a subire a causa dell’ex Ilva. Gli impianti dell’acciaieria vanno fermati". È il duro atto d'accusa dell'eurodeputata dei Verdi europei Rosa D'Amato, che in conferenza stampa a Bruxelles ha fatto il punto sulle quattro petizioni presentate al Parlamento Ue dalle associazioni Peacelink, LiberiAmo Taranto, Taranto Lider e Coordinamento Ambientale Taranto

Le petizioni affrontano diversi nodi irrisolti legati all'attività dell'acciaieria dal mancato allineamento del decreto "salva-Ilva" del governo Meloni alla normativa europea (in particolare per quel che riguarda lo scudo penale concesso ai gestori dello stabilimento), alle mancate bonifiche, passando per il mancato ottenimento del certificato di prevenzione incendi e per le violazioni alla normativa sull'amianto. "Con lo scudo penale, questo governo mette il bavaglio alla magistratura che non può intervenire con alcuna sentenza che blocchi la produzione dello stabilimento. Sono leggi criminali", ha detto Antonio Lenti, consigliere comunale dei Verdi a Taranto, durante la conferenza stampa.

Rosa D'Amato (Verdi Europei)

D'Amato ha ricordato che da dieci anni c'è una procedura d'infrazione aperta dalla Commissione europea sull'ex Ilva, ma che in tutto questo tempo Bruxelles non ha mosso nessun passo in avanti: "L'Ue è complice dell'inquinamento e dei danni alla salute dei cittadini tarantini - dice l'eurodeputata - Basta attendismi, la Commissione deferisca l'Italia alla Corte di giustizia europea". Proprio dalla Corte Ue potrebbe arrivare nei prossimi giorni un'importante sentenza: i giudici dovranno pronunciarsi sul ricorso presentato dall'associazione Genitori tarantini al Tribunale di Milano, in cui si chiede, tra le altre cose, la "cessazione delle attività dell'area a caldo" dell'ex Ilva.

Sul caso dell'ex Ilva pendono più di una condanna della Corte europea dei diritti umani (Cedu). Secondo una valutazione dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), l'impianto avrebbe provocato almeno 270 morti premature in 10 anni. Un rapporto dell'Onu ha definito Taranto "zona di sacrificio".

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