Berlino stanzia 4 miliardi per dire addio al carbone. E c'è chi propone il ritorno al nucleare

La Germania accelera sul provvedimento e accorcia di tre anni il piano per la fine dell'utilizzo delle centrali a energia fossile

Foto Ansa EPA/HEIN HTET

Berlino preme il piede sull'acceleratore della decarbonizzazione della sua energia. Il governo federale tedesco e i Land regionali hanno concordato un'accelerazione del piano per lo smantellamento delle centrali a carbone, che prima era prevista entro il 2038, che prevede compensazioni per circa 40 miliardi di euro.

Tempi più brevi

Rispetto alla decisione presa l'anno scorso, si innesta la marcia veloce: nel corso di consultazioni notturne, la cancelliera Angela Merkel e i governatori delle regioni più direttamente interessate hanno concordato di anticipare di tre anni, al 2035. In cambio di questo anticipo sono stati concordati degli indennizzi da calibrare a seconda dei risultati ottenuti. Le compensazioni andranno a finanziarie misure sociali per gli operai delle centrali in chiusura e dell'intero settore.

Le più vecchie via da quest'anno

Un primo blocco di centrali energetiche a carbone, quelle più vecchie, avverrà già a partire dal 2020, secondo quanto annunciato dalla ministra dell'Ambiente Svenja Schulze. Il ministro delle Finanze, Olaf Scholz, ha invece annunciato un piano miliardario di risarcimento per i gestori colpiti: per quelli dell'ovest sono previsti 2,6 miliardi di euro, per quelli delle centrali dell'est, 1,7 miliardi.

Ritorno al nucleare?

C'è chi però chiede un ritorno al nucleare, una fonte di energia che la Germania ha deciso di abbandonare entro il 2022, ma che potrebbe tornare a utilizzare "se sarà necessario". Lo ha affermato il primo ministro della Sassonia, Michael Kretschmer, esponente dell'Unione cristiano-democratica (Cdu) di Merkel. Come riferisce il quotidiano "Frankfurter Allgemeine Zeitung", se il ritorno al nucleare si renderà necessario "dipenderà dall'andamento della transizione energetica, dal fatto che i costi dell'energia rimangano ragionevoli e che la sicurezza degli approvvigionamenti sia garantita". La questione del reimpiego del nucleare in Germania, ha proseguito il primo ministro della Sassonia, verrà posta comunque “tra dieci o 15 anni”. “Ciò non significa che stiamo costruendo nuove centrali, ma che dobbiamo continuare a essere competenti in materia”, ha concluso Kretschmer.

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