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Giovedì, 29 Febbraio 2024
Nuove regole Ue

Stretta di Bruxelles sul pellet e le sue microplastiche

Le nuove norme servono a prevenire la dispersione nelle aziende e durante il trasporto. L'Ue prevede così di ridurre il rilascio di questi materiali inquinanti fino al 74%

Certificazione obbligatoria, norme armonizzate per stimare le perdite e requisiti per le piccole e medie imprese. Queste alcune delle misure contenute nella proposta di Bruxelles al fine di prevenire il rilascio involontario dei pellet di plastica. Attualmente, tra 52 e 184mila tonnellate di questi materiali vengono rilasciate ogni anno nell’ambiente a causa della cattiva gestione lungo l’intera catena di produzione. Con le misure proposte, la Commissione europea stima di riuscire a contrastare il rilascio di pellet fino al 74%, migliorando anche le condizioni di parità per gli operatori. I pellet di plastica sono una delle più grandi fonti di inquinamento da microplastica involontaria.

Regole più semplici per le Pmi

L'idea di Bruxelles è di agire su tre pilastri: la prevenzione per evitare eventuali fuoriuscite; il contenimento dei pellet versati per assicurarsi che non inquilino l'ambiente; infine, l'opzione della ripulitura dopo una fuoriuscita o una perdita. Nello specifico, a seconda delle dimensioni dell'installazione o dell'attività di trasporto, gli operatori dovranno rispettare alcune "migliori pratiche", individuate dagli esperti europei. Bruxelles propone di introdurre una certificazione obbligatoria per gli operatori più grandi, che dovrebbe essere rilasciata possibilmente da un soggetto terzo indipendente. Alle aziende più piccole basterebbe presentare un'autodichiarazione di conformità. Si è pensato anche ad una metodologia armonizzata per fare una stima delle perdite che aiuti gli operatori a monitorare le loro perdite e colmare alcune delle rimanenti lacune nei dati. Per quell'ampia percentuale di piccole e medie imprese che produce i pellet, la Commissione europea propone di introdurre requisiti più leggeri da applicare soprattutto ai micro e piccoli operatori.

Ingerite dalle tartarughe

I pellet di plastica sono le materie prima di partenza nei processi industriali per la produzione di oggetti in plastica.  Queste microplastiche, note anche come anche come "nurdles", vengono prodotte come intermedi industriali destinati ad essere fusi per formare in seguito i manufatti che saranno poi immessi nel mercato. La perdita dei pellets può verificarsi sia durante le fasi di produzione che di trasporto degli stessi. Le microplastiche sono dei materiali persistenti, molto mobili e difficili da rimuovere dalla natura. Si possono ritrovare ormai anche nei luoghi più remoti del globo, come pure nel corpo umano. I rischi legati ad alti livelli di esposizione umana generano grave preoccupazione tra gli scienziati. I pellet di plastica si trovano sia nell'acqua che nel suolo, compresi i terreni agricoli, danneggiando sia gli ecosistemi che la biodiversità. Notoriamente questi materiali di piccolissime dimensioni vengono mangiati da una serie di specie costiere, come tartarughe marine, molluschi e uccelli marini. Una volta ingeriti possono causare danni fisici o morte.

I prossimi passi

Nel settembre 2023, l'esecutivo europeo ha già adottato delle norme riguardo le restrizioni sulle microplastiche aggiunte intenzionalmente. Questa proposta offre invece i primi strumenti armonizzati a livello europeo pensati per affrontare l'inquinamento da microplastica alla fonte. L'obiettivo è quello di contribuire alla riduzione dei rilasci di microplastiche nell'ambiente del 30% entro il 2030, secondo quanto stabilito dal piano d'azione "zero inquinamento" dell'Ue. Questa proposta di regolamento sarà ora discussa dal Parlamento europeo e dal Consiglio. Una volta approvata, gli operatori del settore dovranno conformarsi ai requisiti stabiliti entro 18 mesi dall'entrata in vigore.

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