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Domenica, 3 Marzo 2024
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"I biocarburanti fino a 3 volte più inquinanti del diesel"

L'analisi di Transport & Environment boccia le alternative all'auto elettrica sostenute dall'Italia

Se si vuole davvero ridurre l'impatto ambientale del trasporto su gomma non ci sono alternative all'auto elettrica. Ne sono convinti gli attivisti di Transport & Environment (T&E), organizzazione attiva a Bruxelles da oltre trent'anni sul tema mobilità sostenibile e che appoggia in pieno il passaggio ai veicoli a batteria. L'ultima analisi di T&E compara le emissioni dell'intero ciclo di vita delle auto elettriche e di quelle con motore termico alimentato a biocarburanti e e-fuel. Si tratta delle due alternative proposte dai governi di Italia e Germania per evitare lo stop totale alla vendita di veicoli a motore a combustione nell'Ue dal 2035. 

Gli esecutivi guidati da Meloni e Scholz stanno conducendo una battaglia ai tavoli diplomatici Ue per consentire una deroga allo stop ai motori termici e dunque garantire un futuro alla filiera dell'auto 'tradizionale'. Berlino e Roma sostengono che gli obiettivi ambientali del Green deal europeo di taglio drastico delle emissioni inquinanti possano essere raggiunti non solo con le auto a batteria, ma anche con quelle alimentate dai biocarburanti, prodotti da colture o da scarti agricoli, o dagli e-fuel, combustibili prodotti combinando idrogeno e carbonio con energia per ricreare un idrocarburo.

Tra i motivi alla base della richiesta italo-tedesca c'è anche l'impatto ambientale della produzione delle batterie per le auto elettriche, un processo industriale che parte dall'estrazione in miniera delle materie prime e che include diversi passaggi di raffinazione. Secondo i due governi questo processo equipara l'auto elettrica, che non emette CO2 durante il suo funzionamento, a quella alimentata a biocarburanti o e-fuel. 

Tuttavia, secondo l'analisi di T&E, nel corso dell’intero ciclo di vita i veicoli alimentati con questi carburanti generano maggiori emissioni rispetto ai mezzi elettrici. I risultati dello studio bocciano, in particolare, i biocarburanti 'tradizionali', cioè quelli prodotti da colture alimentari e foraggere coltivate su terreni fertili. "Oltre a creare tensione sul mercato, entrando in competizione con le colture per uso alimentare - si legge nell'analisi - i biocarburanti tradizionali possono rilasciare un quantitativo di gas serra fino a tre volte superiore nel confronto con il diesel fossile".

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D'altro canto, "i biocarburanti avanzati o prodotti a partire da rifiuti e residui sono in grado, in teoria, di ridurre le emissioni fino al 88% rispetto a un carburante fossile", si legge nello studio. Nonostante la considerevole riduzione dell'impatto ambientale del traffico su strada, questi carburanti "non conseguono un obiettivo zero-emissioni e scontano la limitata disponibilità di quantitativi sostenibili delle materie prime da cui dipendono". Attualmente, ha ricordato T&E, "l'uso in purezza di biocarburanti avanzati o da rifiuti e residui consentirebbe di alimentare appena il 5% del parco circolante italiano, ovvero 1,9 milioni di auto". 

E gli e-fuel? "Essi genereranno, durante il ciclo di vita, il 53% di emissioni in più rispetto ai mezzi elettrici al 2030, anno in cui, secondo i dati dell'industria della raffinazione, gli e-fuel saranno disponibili presso i distributori, arrivando però a rappresentare appena lo 0,4% dell’offerta", taglia corto l'analisi. "Le auto elettriche invece, già oggi e con l’attuale mix energetico, permettono di ridurre del 69% in media a livello Ue (e del 62% in Italia) le emissioni di CO2 lungo il ciclo di vita nel confronto con le auto a benzina", si conclude nell'analisi. 

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