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Giovedì, 9 Dicembre 2021
Ambiente

L'Ue accelera sulle batterie elettriche, i produttori protestano: "Così auto più care per i clienti"

La Commissione europea pronta a presentare un nuovo regolamento, ma le case automobilistiche temono contraccolpi

I produttori di automobili salgono sulle barricate contro la Commissione europea, chiedendo tempi più lunghi per adeguarsi ai nuovi standard proposti dall’Ue sulle batterie dei veicoli elettrici. Il nuovo regolamento, che dev’essere ancora discusso dall’Europarlamento e dal Consiglio, mira a rendere le batterie prodotte in Europa le più sostenibili a livello mondiale, tramite limiti sulle emissioni nella fase di produzione, l’obbligo per le aziende produttrici di utilizzare materiale riciclato, e l’imposizione di controlli più stringenti per evitare che il lavoro sia sfruttato lungo tutta la filiera.

La protesta dei produttori

Ma il confronto tra la Commissione e le case automobilistiche si sta scaldando e, come riportato da Euractiv, il consorzio dei produttori dell’automotive (Acea) ha messo in guardia Bruxelles del rischio che la proposta legislativa porti a un aumento dei costi per le imprese e possa “compromettere gli sforzi attualmente in corso per migliorare l’accessibilità (economica, ndr) dei veicoli elettrici per i cittadini europei”. Secondo l’Acea, potrebbe verificarsi “un rallentamento del processo di elettrificazione” del trasporto europeo, il che metterebbe in dubbio il raggiungimento degli ambiziosi obiettivi climatici dell’Ue. Nonostante l’industria automobilistica abbia accolto positivamente i contenuti del regolamento, la preoccupazione è principalmente quella di non riuscire a mettersi in regola entro i tempi stretti fissati per l’implementazione delle misure.

La replica della Commissione

Dal canto suo, l’esecutivo comunitario non sembra intenzionato a tornare sui suoi passi. Secondo James Copping, del dipartimento della Commissione che si occupa del mercato interno, la normativa renderà al contrario le batterie più economiche grazie all’aumento della produzione e dell’offerta: “Ci aspettiamo che i costi delle batterie scendano, soprattutto con i grossi investimenti che andranno nelle nuove tecnologie e con l’incremento della produzione, il che, nelle economie di scala, renderà le batterie più economiche”. “Tutto ciò che abbiamo visto finora è che c’è stato un calo piuttosto continuato e talvolta drastico nei costi delle batterie e di conseguenza nei costi delle auto elettriche”, ha aggiunto, puntualizzando che “dobbiamo essere attenti su questo, ma penso che ci siano buoni motivi per essere ottimisti”.

"Vantaggi competitivi"

Gli fa eco Alex Keynes, esperto di veicoli sostenibili presso l’Ong Transport & Environment (T&E), secondo cui i fattori “per la riduzione del costo delle batterie che abbiamo visto negli ultimi anni sorpassano ampiamente qualunque costo potenziale derivante da requisiti aggiuntivi” che dovessero provenire dal regolamento Ue. Del resto, sostiene, ogni volta che Bruxelles impone standard più stretti i produttori si lamentano ma non ci sono stati finora aumenti dei costi apprezzabili. Inoltre, sostiene Keynes, l’adozione rapida di standard ambientali rigorosi per la produzione delle batterie è un vantaggio competitivo che le stesse aziende europee otterranno nei confronti dei concorrenti esteri. “Più tempo diamo ai giocatori più affermati nelle altre regioni del mondo, più tempo diamo loro per mettersi al passo con queste nuove regole che stiamo definendo in Europa, meno opportunità diamo alle start-up europee per mettere piede in questo nuovo mercato”, ha dichiarato.

La questione dell’approvvigionamento

Oggi l’Ue dipende fortemente da Paesi terzi per rifornirsi delle materie prime di cui ha bisogno per produrre le batterie: il cobalto viene principalmente dall’Africa e il litio dal Sudamerica. Bruxelles spera di rafforzare la propria “autonomia strategica” recuperando in casa gran parte di questi materiali, per i quali sta trattando accordi commerciali con l’Ucraina e i Paesi dei Balcani occidentali. Ma potrebbe esserci una doccia fredda in attesa per la Commissione: l’autonomia strategica europea nell’approvvigionamento di queste materie prime è piuttosto improbabile, poiché, come nota Adam McCarthy, presidente dell’associazione di industrie del settore Cobalt Institute, “sfortunatamente non possiamo cambiare la geologia”. “Continueremo a dipendere dalle forniture di materie prime, incluso il cobalto, da luoghi come la Repubblica Democratica del Congo e penso che la nostra sfida sia dunque assicurarci di ottenere quei rifornimenti in un modo che sia tanto responsabile quanto sostenibile, ma anche trasparente”, ha aggiunto. Per McCarthy, “mentre l’Europa può certamente fare progressi nella giusta direzione, credo debba anche riconoscere che saremo sempre parte di un sistema di commercio globale, di catene globali di forniture e di valore, e debba agire di conseguenza”.

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