Mercoledì, 22 Settembre 2021
Ambiente

L'Ue punta sulle auto elettriche, ma in 10 Paesi membri non c’è neanche un punto di ricarica ogni 100 km

I veicoli a zero emissioni più diffusi in Nord Europa, dove si è investito in misura maggiore nelle colonnine. Bruxelles spinge per la transizione ma le lobby avvertono: non basta la volontà

Con una media di un punto di ricarica ogni 20 chilometri l’Italia si colloca a metà classifica tra i Paesi Ue per le infrastrutture dedicate all’auto elettrica. Ciononostante, la quota di mercato dei veicoli a zero emissioni venduti nel Belpaese si ferma al 4,3%, ben al di sotto dell’11,2% in Francia e del 13,5% in Germania. I dati sono contenuti in uno studio curato da Acea, l'Associazione europea dei produttori di automobili, nel quale si mette in dubbio la capacità dell’Unione europea di passare ai veicoli a zero emissioni e abbandonare quelli inquinanti entro il 2035, come deciso dalla Commissione Ue.

“I consumatori - ha avvertito il direttore generale di Acea, Eric-Mark Huitema - non saranno in grado di passare ai veicoli a emissioni zero finché non ci saranno abbastanza stazioni di ricarica e rifornimento lungo le strade in cui guidano”. Il problema infrastrutturale si pone in gran parte dell’Est Europa. Secondo lo studio realizzato da Acea, i dieci Paesi Ue che non contano nemmeno una stazione di ricarica per auto elettriche ogni 100 chilometri di autostrade, strade statali, provinciali e comunali sono: Bulgaria, Cipro, Repubblica Ceca, Estonia, Grecia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Polonia e Romania. 

Dall’altra parte della classifica c'è l'Olanda, con una media di 47,5 stazioni di ricarica elettrica ogni 100 chilometri di strada, seguita da Lussemburgo (34,5), Germania (19,4), Portogallo (14,1) e Austria (6,1). Il Paese con la quota di mercato più alta di veicoli elettrici è invece la Svezia, dove quasi un’auto su tre venduta nel 2020 (32,2%) è a zero emissioni. Gli altri Paesi che stanno già scommettendo sulla transizione verso l’elettrico con più determinazione sono la Danimarca (con una quota di mercato dell’auto elettrica pari al 16,4% nel 2020), la Finlandia (18,1%) e la Germania (13,5%).  

I ritardi nella costruzione di una rete europea di ricarica che garantisca la tranquillità e affidabilità necessarie ai consumatori per passare dalle auto inquinanti a quelle elettriche erano stati evidenziati pochi mesi fa dalla Corte dei conti europea. “Permangono ostacoli ai viaggi nell’Ue con veicoli elettrici”, scrivevano i revisori in un rapporto pubblicato a marzo. “Sebbene la rete di ricarica si stia espandendo in tutta l’Ue, la diffusione non è omogenea, in quanto non vi è alcun requisito minimo chiaro e coerente in materia di infrastrutture che consenta la mobilità elettrica in tutta l’Ue”. 

“Viaggiare nell’Ue” con un veicolo a zero emissioni “è ulteriormente complicato dalla mancanza di requisiti minimi per i sistemi di pagamento armonizzati e di adeguate informazioni agli utenti sulla disponibilità in tempo reale delle stazioni di ricarica e sulle tariffe da queste applicate”.

Problemi evidenziati adesso anche dalla lobby europea dei costruttori d’auto. L’Acea ha infatti avvertito che per garantire il raggiungimento degli obiettivi del Green deal “dovranno essere compiuti enormi progressi nella realizzazione delle infrastrutture in tutta l'Ue in un lasso di tempo molto breve”. 

“Sebbene apprezziamo l'introduzione di obiettivi vincolanti necessari per diffondere le stazioni di ricarica e rifornimento in ciascuno Stato membro”, ha concluso Huitema riferendosi al pacchetto Fit for 55 proposto dalla Commissione in luglio, tali programmi “dovranno essere rafforzati in modo significativo se vogliamo raggiungere i nostri obiettivi climatici”. 

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