“Ricevono un mare di soldi pubblici, ma l’aria dei porti è irrespirabile”, armatori italiani sotto accusa

250 milioni di contributi finiscono ogni anno nelle casse delle compagnie di navigazione, ma uno studio rivela: “Solo quattro navi su una flotta di 174 sono equipaggiate con sistemi per ridurre le emissioni”. Nel mirino l’inerzia delle imprese sui rischi per la salute

La rete ambientalista Cittadini per l’aria accusa gli armatori italiani di fare spallucce di fronte ai rischi per la salute di residenti, lavoratori e passeggeri che subiscono l’inquinamento di navi che “rendono irrespirabile l’aria dei porti nei quali attraccano”. La grande maggioranza delle 32 compagnie interpellate di recente, accusano gli ambientalisti, “non sta facendo nulla per rendere le navi meno inquinanti”.

Navi vecchie e inquinanti

Secondo i dati diffusi, “le navi passeggeri utilizzano carburanti con un contenuto di zolfo di migliaia di volte maggiore di quello utilizzato dai veicoli sulla terra ferma”. L’indagine curata dall’organizzazione ambientalista evidenzia inoltre l’età avanzata delle navi che effettuano il trasporto passeggeri in Italia: in media avrebbero 29 anni, con punte di oltre 65. “Un dato - denunciano gli attivisti - spesso proporzionale al livello di emissioni rilasciate in atmosfera”.

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Un mare di soldi pubblici

L’organizzazione sostiene di aver scritto “a tutte le compagnie che operano in Italia nel settore del trasporto marittimo passeggeri e veicoli” rivolgendo agli armatori “un elenco di domande riguardo le azioni intraprese” e richieste di investimenti per contenere le emissioni di gas nocivi. “Una parte di questi armatori riceve ogni anno un mare di finanziamenti pubblici”, ricordano gli ambientalisti, riferendosi ai 250 milioni di euro di contributi regionali e statali per effettuare il servizio di trasporto pubblico con Sicilia, Sardegna e isole minori. “Soldi che giustificano - secondo i Cittadini per l’aria - la pretesa che le loro prestazioni ambientali siano ottimali, o almeno in netto e rapido miglioramento”. Schermata 2019-07-26 alle 13.41.49-2

La denuncia 

Il gruppo ambientalista a oggi denuncia che “soltanto quattro navi su 174 tra quelle prese in considerazione hanno già adottato dei sistemi per ridurre le emissioni inquinanti”. Una situazione destinata a cambiare di poco anche quando verranno ultimato i lavori di costruzione di altri quattro traghetti a basse emissioni di cui hanno avuto notizia gli autori dello studio. “Poco più del 2% del totale della flotta circolante nei nostri mari - concludono i Cittadini per l’aria - ha messo in atto misure per proteggere l’ambiente e la salute delle persone”. 

La classifica degli armatori

Nella classifica di chi si è attivato per diminuire le emissioni si colloca al primo posto la compagnia Grimaldi, seguita da Corsica Ferries e Tirrenia/Moby. In “zona retrocessione” troviamo invece European Seaways, Montenegro Lines e Ventouris Ferries, le cui flotte avrebbero un’età media che va dai 39 ai 44 anni. 

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Le soluzioni

Tra le soluzioni proposte da Anna Gerometta, presidente di Cittadini per l’aria, ci sono accorgimenti tecnici come “l’elettrificazione delle banchine o adozione di batterie per le navi ormeggiate”, ma anche i “filtri anti-particolato” e un passaggio “a sistemi di alimentazione ibrida o elettrica per i vascelli”. Altra scelta, stavolta di carattere politico-amministrativo, sarebbe “l’affidamento di contratti di trasporto pubblico ad armatori con flotte pulite”. “La via maestra rimane quella dei carburanti a basso tenore di zolfo - conclude la Gerometta - con filtri e sistemi di abbattimento degli ossidi di azoto, puntando all’elettrificazione e ad altre tecnologie innovative che riducano le emissioni mediante sistemi davvero rinnovabili”.

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