Altro che Greta: i veri ambientalisti sono i genitori dei millennials

Un sondaggio inglese mette in evidenza le abitudini più sostenibili degli over-55, più propensi a comprare frutta di stagione e vestiti che durano a lungo. Quasi 4 persone su 5 pensano di avere una responsabilità individuale di fronte al Pianeta, ma una minoranza agisce di conseguenza

Acquistano vestiti che durano per anni, evitano la plastica usa e getta e consumano frutta e verdura di stagione. La fotografia scattata dall’istituto Opinium sui comportamenti ‘green’ delle diverse generazioni del Regno Unito colloca i cosiddetti ‘boomers’ sul gradino più alto della sostenibilità ambientale. Chi è nato dalla fine degli anni ’40 a metà degli anni ’60 risulta avere abitudini ben più ecologiste delle generazioni più giovani, che negli ultimi anni hanno affollato le piazze di tutta Europa per protestare contro la negligenza della politica sulle questioni ambientali e per chiedere di affrontare con urgenza il problema del riscaldamento globale.

Diversi stili di vita

Sia i ‘millenials’ (nati dall’80 al ’95) che la giovanissima generazione Z - alla quale appartiene la stessa Greta Thunberg - sembrano invece più propensi a predicare bene ma razzolare male. Circa il 50% degli over-55 afferma di fare acquisti a livello locale, di comprare meno vestiti che durano più a lungo e di evitare i prodotti in plastica monouso. Solo il 25% degli intervistati di età compresa tra i 18 e i 34 anni ha dichiarato di fare altrettanto. La percentuale dei giovani ecologisti scende al 16% (nella fascia tra i 18 e i 34 anni) quando si tratta di acquistare prodotti stagionali, a fronte del 35% tra gli over-55.

Preoccupazione senza reazione

Il sondaggio dell’istituto Opinium condotto su un totale di 2.000 persone rivela che sebbene il 78% del totale degli intervistati ritenga di avere una responsabilità personale nell'affrontare il cambiamento climatico, solo una minoranza è disposta a fare sacrifici per migliorare la salute del Pianeta.

No alle tasse sulla circolazione

Come evidenziato dal Guardian, il sondaggio offre anche una prima reazione della cittadinanza alle misure annunciate la scorsa settimana dal premier britannico Boris Johnson, che ha delineato diversi interventi per una “rivoluzione industriale verde”, tra i quali spicca il divieto di vendita di auto a benzina o diesel che Londra introdurrà entro il 2030. Solo l'11% dei britannici sostiene l'idea di una tassa di circolazione che addebiterebbe agli automobilisti le distanze che percorrono e mentre il 14% vorrebbe vedere una tassa extra solo sul diesel.

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