Martedì, 22 Giugno 2021
Ambiente

La resistenza ambientalista degli inuit fa saltare i piani Ue per sfruttare le miniere della Groenlandia

Nel Paese, un territorio autonomo della Danimarca, c'è un enorme giacimento di terre rare, minerali indispensabili alle nuove tecnologie, su cui anche Cina e Usa stanno cercando di mettere le mani

Con la vittoria degli inuit nelle elezioni in Groenlandia i temi ambientalisti sono stati messi al centro dell'agenda politica del Paese. Una svolta sostenuta fortemente dalla popolazione locale che però crea un problema all'Unione europea (e non solo) che sperava di sfruttare le miniere della nazione, un territorio autonomo della Danimarca, che sono ricche di “terre rare”, minerali difficili da trovare ma che sono fondamentali per le tecnologie più innovative: dagli smartphone, ai pannelli solari e alle auto elettriche e ibride.

Ma il partito al governo, Inuit Ataqatigiit (IA), aveva promesso in campagna elettorale di fermare la miniera di uranio e terre rare chiamata Kuannersuit, su cui anche la Cina puntava con forza, per i danni ambientali che lo sfruttamento della stessa rischia di creare all'isola. E sembra intenzionato a mantenere questa promessa. "La nuova coalizione non sostiene l'estrazione dell'uranio", ha ribadito a Politico Naaja Hjelholt Nathanielsen, nuovo ministro delle miniere della Groenlandia. Nathanielsen ha spiegato che deve ancora incontrare i rappresentanti di Greenland Minerals, la società con sede in Australia che gestisce la miniera, ma si aspetta che il governo faccia un annuncio sul progetto "prima dell'estate".

Secondo un rapporto della società di consulenza Adamas, la Cina attualmente sfrutta circa il 70 per cento delle miniere di terre rare a livello globale e gestisce tra l'85 e il 90per cento della loro lavorazione. Questo significa che l'Unione europea è fortemente dipendente da Pechino, mentre il suo obiettivo è la diversificazione. "Diversificando l'approvvigionamento da Paesi terzi e sviluppando la capacità dell'Ue di estrazione, lavorazione, riciclaggio, raffinazione e separazione delle terre rare, possiamo diventare più resilienti e sostenibili", disse a settembre il commissario per il mercato interno Thierry Breton, al lancio del piano d'azione dell'esecutivo comunitario sulle materie prime critiche. Nel blocco il più grande giacimento di terre rare si trova vicino al secondo lago più grande della Svezia in un piccolo villaggio chiamato Norra Kärr. Ma anche lì ci sono forti preoccupazioni sull'impatto ambientale legato alle possibili estrazioni. La Groenlandia non fa parte dell'Ue, ma è comunque un territorio autonomo di uno Stato membro, da qui le speranze di Bruxelles di poter avere accesso a quelle risorse. Speranze che sembrano destinarsi a schiantare contro la resistenza ambientalista degli inuit.

Nel sito di Kuannersuit si trovano giacimenti di enormi dimensioni di terre rare e di uranio su cui da anni hanno messo gli occhi diverse multinazionale del settore estrattivo. Proprio a causa di queste riserve il Paese, che ha un territorio molto vasto, oltre sette volte quello dell'Italia, ma che è abitata solo da circa 56mila abitanti, è diventato un campo di calcio geopolitico tra America e Cina. Due anni fa l'ex presidente statunitense Donald Trump aveva addirittura chiesto alla Danimarca di poter acquistare la Groenlandia, nel tentativo di garantire agli Stati Uniti l'accesso alle risorse, una richiesta che poi non si è mai concretizzata in un’offerta. Offerta che comunque non sarebbe stata accettata.

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